(Estratto da Tutto Digitale 88 – Aprile 2014)

Design compatto e prezzo stracciato sono il biglietto da visita della nuova camera 4K di Blackmagic. Una soluzione che avvicina il mondo del cinema digitale ai tanti filmmaker indipendenti che hanno buone idee ma pochi soldi per realizzarle. E la qualità?
 
Il marchio Blackmagic Design, noto soprattutto per le sue schede di editing a basso costo, negli ultimi tempi ha guadagnato una certa popolarità tra i filmmaker anche per le sue particolari videocamere, caratterizzate dal design compatto, sensori di grande formato e soprattutto un rapporto qualità/prezzo ‘incredibile ma vero’.
 
La Production Camera 4K rappresenta il modello di punta di questa gamma, una soluzione destinata al cinema digitale di alto livello, ma offerta a un costo estremamente contenuto, accessibile anche al semplice appassionato o alla piccola società di produzione.
 
Con il sensore che l’azienda definisce ‘Super35’ UltraHD (in realtà di taglia leggermente minore) e la possibilità di registrare in formato 4K direttamente in macchina su memoria a stato solido, la Production Camera 4K promette di dare battaglia alle migliori mdp digitali. Ma è davvero possibile ottenere gli stessi risultati di una videocamera da 30.000 euro o più con una che costa 10 volte meno? Blackmagic sarà riuscita a mantenere le promesse?
 
IN ATTESA DEL RAW
 
È doveroso premettere che quello testato da Tutto Digitale è uno dei primi esemplari della Production Camera 4K, su cui alcune funzionalità dichiarate dalla casa non sono apparse ancora disponibili. Ad esempio non siamo riusciti a far riconoscere la camera da un Mac di ultima generazione attraverso la connessione Thunderbolt e il software in dotazione UltraScope, una sorta di oscilloscopio e vettorscopio in tempo reale per il monitoraggio del segnale durante le riprese. Anche la porta USB, necessaria per eventuali aggiornamenti software, ha mostrato qualche problema.
 
Tuttavia è probabile che tali limitazioni riguardino solo l’esemplare in prova o le prime macchine lanciate sul mercato. Al contrario una delle caratteristiche sbandierate da Blackmagic come punto di forza della Production Camera, vale a dire la possibilità di registrare in 4K in formato CinemaDNG Raw 12 bit, non è ancora attiva su nessun esemplare, ma sarà disponibile solamente in futuro, con un prossimo aggiornamento del firmware. Purtroppo la pratica di annunciare caratteristiche che in realtà sono ancora in fase di sviluppo è divenuta ormai molto frequente tra i produttori di camcorder: come già accade da tempo nel settore informatico, anche nel mondo video le aziende preferiscono lanciare i nuovi prodotti sul mercato il prima possibile, piuttosto che attendere la loro messa a punto definitiva.
 
In ogni caso chi volesse acquistare subito la Blackmagic Production Camera 4K può stare tranquillo che l’aggiornamento del software sarà gratuito. Nel frattempo la macchina può registrare in ProRes 422 HQ, un formato in grado di soddisfare pienamente le necessità dei professionisti più esigenti, grazie all’eccellente qualità di codifica e alla facilità di gestione in fase di editing.
 
Quello sviluppato da Apple, infatti, è un ottimo codec, anche se in 4K genera un enorme mole di dati, 730 Mbit/s a 25 fps, 880 Mbit/s in 30p a 3840×2160 pixel di risoluzione. Gli unici supporti in grado di registrare senza problemi un flusso dati così elevato sono le memorie a stato solido e la Production Camera 4K, nonostante il suo design compatto, è stata equipaggiata proprio con questo tipo di storage. E al contrario di molti recorder e camcorder 4K concorrenti, che utilizzano supporti a stato solido di tipo proprietario, Blackmagic ha preferito i classici SSD da 2.5 pollici, gli stessi normalmente installati sui computer portatili e desktop e su altri dispositivi informatici.
 
Questa scelta permette di contenere ulteriormente i costi di gestione: per fare un confronto, un modulo da 500 GB per il registratore Aja KiPro Quad costa oltre 1400 euro, una memoria Sony AXS della stessa capacità sfiora i 1800 euro, mentre un SSD standard da 2.5″ si trova a meno di 350 euro. Si tenga presente che con un modello da 500 GB si possono registrare circa 80-85 minuti in ProRes 4K, poco più di 10 minuti con un SSD da 120 GB. Certo anche in fase di editing bisognerà disporre di uno storage molto capiente e veloce e non sarebbe male, con il prossimo aggiornamento del firmware, avere a disposizione anche formati di registrazione più compressi come il ProRes LT, con un bitrate dimezzato rispetto al ProRes HQ, ma una qualità accettabile in certe condizioni di utilizzo.
 
COMPATTA NON PORTATILE
 
La possibilità di registrare in 4K direttamente in macchina rappresenta un grande punto di forza per la Production Camera 4K: evitare il ricorso a un recorder esterno, infatti, significa risparmiare migliaia di euro e avere un setup più agile, utilizzabile anche da troupe leggere. E in effetti la videocamera Blackmagic, grazie al suo ingombro contenuto, potrebbe rappresentare una soluzione perfetta anche per l’utilizzo a mano libera. Purtroppo questa possibilità è vanificata da una scelta costruttiva inspiegabile, quella di utilizzare una batteria integrata che l’utente non può sostituire in alcun modo. Ciò vuol dire che una volta terminata la carica dell’accumulatore interno – per altro piuttosto limitata: 90 minuti in standby, meno di mezz’ora in registrazione – bisognerà attaccare l’alimentatore di rete! Oppure dotarsi di una batteria esterna di terze parti, ad esempio un modello di tipo V-Mount, con un conseguente aggravio di costo e soprattutto di ingombro.
 
Dunque pensare di utilizzare la Production Camera 4K a mano libera, senza un cavalletto o un robusto rig, a cui collegare i vari accessori, appare un sogno difficile da realizzare: una batteria supplementare, un buon monitor esterno, un follow-focus almeno in caso di lenti lunghe o ‘cinema’ e un matte box appaiono accessori indispensabili per chi vuole sfruttare a pieno tutte le potenzialità del camcorder Blackmagic.
 
Se a questi elementi si aggiungono un cavalletto pesante e due o tre obiettivi di buon livello, ecco che il costo per un kit operativo completo può schizzare ben oltre i 10.000 euro. Per quanto riguarda le ottiche, ad ogni modo, la scelta di affidarsi al sistema EF rappresenta il migliore compromesso tra costi e versatilità d’uso: chi vorrà risparmiare, infatti, potrà optare per la vastissima gamma di lenti fotografiche Canon o compatibili, mentre chi vorrà il massimo in termini di qualità e regolazioni manuali potrà acquistare – o magari noleggiare – le pregiate lenti cinematografiche Canon, Zeiss et similia.
 
E proprio le recenti ottiche ‘cine’ Canon (le prime CN-E35, 85, 135), studiate per il 4K, sono state usate per gran parte del test, contribuendo in maniera sostanziale alla ottima resa finale.
 
SENSORE ‘QUASI’ SUPER 35 MM
 
Il sensore, come accennato, non è esattamente Super35, ma un po’ più piccolo, ed infatti introduce un fattore di crop 1.7x (un grandangolo 28 mm diventa un normale, un 50 mm un leggero tele) anziché 1,4/1,5 x circa dei ‘veri’ Super 35mm. Una soluzione che da un lato offre un pizzico di sensibilità in meno e minore possibilità di regolazione dello sfocato, dall’altra una maggiore escursione focale in tele a parità di ottica installata. Infine un ultimo accessorio che potrebbe risultare molto utile è un registratore audio esterno per il collegamento e il controllo avanzato di microfoni professionali.
 
Il camcorder Blackmagic, infatti, non dispone di ingressi XLR, ma dei meno affidabili jack da 1/4″; nel menu è possibile impostare il volume in ingresso in modo indipendente per i due canali, ma non è possibile poi monitorarlo durante la registrazione, in quanto mancano gli indicatori di livello in sovrimpressione sul display (V-meter). Tale opzione potrebbe essere però disponibile su un eventuale monitor di terze parti, collegato all’uscita SDI della Production Camera. Da segnalare che l’SDI è di ultima generazione, cioè di tipo 6G, e permette di collegare un monitor 4K con un unico cavo BNC.
 
PER GLI ESPERTI DEL COLORE
 
La Blackmagic Production Camera 4K è dotata di un display touchscreen che consente di navigare nel menu in modo molto intuitivo. Le opzioni a disposizione non sono molte e sono racchiuse in sole 4 schermate: ad esempio si può scegliere solo tra due tipi di gamma dinamica, film e video. Chi è abituato a utilizzare una videocamera professionale potrebbe rimanere un po’ deluso dalla mancanza di regolazioni avanzate per personalizzare la resa cromatica, intervenendo su parametri quali il punto di nero, l’incarnato, il ginocchio, la matrice colore e via dicendo. Anche il bilanciamento del bianco prevede solo 6 preset di fabbrica e non è possibile impostare in modo accurato il valore esatto in gradi Kelvin.
 
Tutto ciò non deve meravigliare più di tanto: Blackmagic ha immaginato un flusso di lavoro in cui la resa colore e al limite anche l’esposizione possa essere decisa in fase di post-produzione più che sul set; a tale scopo, compreso nel prezzo, viene fornito quello che probabilmente rappresenta il miglior software di color grading attualmente in commercio, DaVinci Resolve, un programma che normalmente viene venduto a circa 1000 euro e che rappresenta dunque un bonus importante per gli utenti Blackmagic.
 
Resta comunque il fatto che per sfruttare a pieno le potenzialità della macchina in fase di correzione colore bisognerà attendere il prossimo aggiornamento firmware, con la possibilità di registrare in formato DNG RAW. Altre voci del menu comprendono le impostazioni di data, ora e nome dei file, la scelta del formato di registrazione e il frame rate, la possibilità di girare a intervalli programmati per la creazione di time-lapse, lo zebra pattern per evitare sovraesposizioni. Sotto allo schermo troviamo poi una serie di pulsanti per riprodurre le scene appena girate e avviare la registrazione. Un secondo pulsante rec è anche presente sulla parte anteriore dell’apparecchio, vicino all’ottica.
 
Due pulsanti dedicati per il controllo del diaframma e l’opzione di assistenza del fuoco (peaking) si trovano invece sopra lo schermo LCD. Il display ha una discreta definizione, ma offre una luminosità non sempre ottimale in esterni; a corredo viene comunque fornito un paraluce posteriore in gomma.
 
ROLLING SHUTTER ADDIO
 
È arrivato il momento del verdetto finale, quello sulla qualità di immagine. Come abbiamo visto la Production Camera 4K è un prodotto sotto certi versi ancora immaturo, con alcuni limiti costruttivi ed altri legati a un software in attesa di aggiornamento. Tuttavia, nonostante queste perplessità, alla prova dei fatti il camcorder Blackmagic ha dimostrato una resa eccellente, all’altezza delle migliori camere 4K in commercio. Il sensore Super35 offre un ottimo controllo sulla profondità di campo, paragonabile a quanto si può ottenere con una reflex APS-C. Abituati al Full HD, la definizione dei dettagli è incredibile, sebbene la macchina possa lavorare solo in formato 3840×2160 e non in quello cinematografico 17:9 4096×2160.
 
La resa cromatica è fedele e utilizzando la gamma dinamica del film è possibile conservare una grande ricchezza di dettagli anche sulle mezzetinte e sui toni più scuri (il contrasto potrà poi essere enfatizzato durante la color-correction). La purezza del colore è garantita dal codec ProRes 422 HQ che, in attesa del formato CinemaDNG RAW, offre comunque una qualità di codifica ben superiore all’H.264. Infine, qualche parola sul sensore, dotato di global shutter.
 
Come sappiamo, infatti, uno dei problemi dei CMOS tradizionali riguarda le deformazioni geometriche che si generano nelle panoramiche ‘a schiaffo’ e nelle riprese di soggetti in movimento: in questi casi le linee verticali diventano oblique o leggermente curve, a causa della particolare scansione dei pixel riga per riga (rolling shutter). Blackmagic ha preferito abbandonare un sistema a scansione lineare in favore di un sistema a scansione globale, in cui l’informazione di tutto il sensore viene inviata simultaneamente al processore d’immagine.
 
Il risultato è la totale eliminazione di qualsiasi distorsione geometrica, a prescindere dalle condizioni di ripresa o dai movimenti di macchina. Si tratta di una vera e propria conquista, che apre la strada a nuove possibilità creative, garantendo maggiore libertà a registi e direttori della fotografia.
 
IL ROVESCIO DELLA MEDAGLIA
 
C’è però un rovescio della medaglia: utilizzare un global shutter significa aggiungere circuiti sul sensore CMOS, riducendo così l’area sensibile alla luce. E in effetti la Production Camera 4K offre una minore sensibilità e una maggiore quantità di rumore rispetto ai filmati girati con una normale reflex APS-C; la sensibilità equivalente può essere impostata tra 200 e 1600 ISO, ma il valore ottimale è 400 ISO. A 1600 ISO compare una grana piuttosto evidente sulle mezze tinte che fa scendere la qualità generale dell’immagine. Nonostante questo limite, l’adozione del global shutter su una macchina così economica è da salutare con entusiasmo: una deformazione geometrica dell’immagine, infatti, non potrà essere corretta in post-produzione (anche se esistono programmi che limitano il fenomeno), mentre una sensibilità non troppo elevata può essere compensata con un’illuminazione artificiale più potente.
 
UNA PICCOLA RIVOLUZIONE
 
Tutto considerato, la Blackmagic Production Camera 4K rappresenta una piccola rivoluzione nel mondo del cinema digitale, e facilmente verrà amata da alcuni e odiata da altri essendo una macchina ricca di pregi e difetti. Sono numerosi i pro e i contro da mettere sul piatto della bilancia: la semplicità d’uso, il design compatto e la possibilità di registrare su SSD internamente si scontrano con un’ergonomia non ottimale, un corpo macchina pesante e la mancanza di una batteria intercambiabile. Il formato ProRes HQ garantisce una qualità di codifica perfetta e un flusso di lavoro senza intoppi, ma genera dei file enormi, che aumenteranno in modo esponenziale le necessità di storage in fase di editing e di archiviazione. Il sensore CMOS, infine, offre una qualità d’immagine eccellente, senza i limiti legati all’uso del rolling shutter, senza problemi di aliasing e moiré, ma allo stesso tempo fatica a lavorare con ISO elevati e in condizioni di luce scarsa presenta una grana talvolta eccessiva. Su tutte queste valutazioni c’è un aspetto che non deve essere dimenticato: la Production Camera 4K rappresenta una delle macchine 4K più economiche sul mercato, la più conveniente in assoluto fra quelle pensate per il cinema digitale. Con un prezzo così invitante sarà più facile perdonare qualche difetto di gioventù… e magari anche qualche limite intrinseco! In dur parole, il successo non tarderà ad arrivare.
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