Libertà di parola e parole in libertàCi sono quotidiani e settimanali sempre in prima fila, fortunatamente, per la libertà di parola, il rispetto delle donne, e tante altre cose ‘buone e giuste'. Gli stessi mass media, però, sfortunatamente, troppo spesso sono in primissima fila anche e soprattutto per la maniera con cui seguono gli sviluppi del mercato dell'elettronica e dell'hi-tech in particolare. E i risultati si vedono, anzi si leggono: poche idee, ma confuse. Errori a profusione. Nemmeno una vaga idea della materia di cui si sta parlando.
Il che ci porta ad una riflessione: quello che viene pubblicato relativo alla cronaca, alla politica, allo sport, allo spettacolo eccetera, sui mass media è scritto con la stessa (in)competenza? Per finire, in un momento in cui vanno di moda 10 domande, ce ne poniamo una soltanto: cosa possiamo fare per migliorare la situazione?
I lettori abituali di Tutto Digitale ricordano certamente una nostra storica iniziativa, sempre valida: chi trova un errore tecnico significativo (per intenderci, non un banale refuso) su queste pagine, vince l'abbonamento gratuito per un anno. Un'iniziativa nata per favorire l'approfondimento della rivista, ma anche per tenere la redazione sempre sulle spine, attenta a non commettere errori. Per una questione soprattutto d'orgoglio, ma anche di serietà e credibilità: fra i lettori infatti non ci sono solo appassionati della domenica, che - non edotti della materia - possono prendere per buona qualsiasi affermazione, ma anche e soprattutto utenti esperti, foto e video professionisti, tecnici di ripresa e montaggio che lavorano in network nazionali e così via.
In altre parole, certamente una buona metà dei lettori ne sa più di noi, e deludere abitualmente questo gran numero di persone diventerebbe non solo imbarazzante professionalmente, ma anche pericoloso per la sopravvivenza stessa della pubblicazione, che, come tutte le specializzate, si regge grazie all'appoggio dei lettori che la acquistano appunto perché è (o dovrebbe essere) qualificata, cioè corretta, informata, affidabile.
Se i lettori si disamorano, non acquistano più la rivista e questa perde gli incassi in edicola; e poi, inevitabilmente, dato che ha meno lettori, perde anche l'appoggio pubblicitario delle aziende, che giustamente vogliono parlare ad un pubblico vasto e qualificato, non a qualche lettore casuale.
Dunque, la sfida per le specializzate di qualsiasi settore è semplice: fornire un'informazione tecnica, corretta e affidabile. E perché mai questo non dovrebbe valere anche per i giornali “veri”, per i mass media ed in particolare quotidiani e settimanali d'opinione? Guardando come questi trattano il nostro settore, l'elettronica ed in particolare l'hi-tech, scopriamo ogni volta una raccolta di parole prive di senso, ma sembra che questo non crei problemi né al grande pubblico (che non capisce, ma si adegua) né alle aziende del settore, che - tanto attente alla correttezza delle informazioni sulle specializzate - non sembrano far caso al fatto che appoggiare invece mass media poco qualificati, alla fine, costituisca un problema per lo sviluppo del mercato e quindi anche per le aziende stesse.
Stiamo ancora ridendo a crepapelle per la presentazione dei Blu-ray come “dischi ad alta risonanza”, letta su un quotidiano sportivo al momento del lancio dei BD, ma non manca giorno che non si scovi qualche perla rara. Ecco ad esempio la prima pagina de la Repubblica del 19 settembre us: “Schwarzy spegne le maxi TV”. All'interno si legge il titolo “Troppo costosi per la bolletta la California vieta i maxi TV”. E poi sotto “Al bando TV al Plasma e Lcd. Lo stato inaugura l'ecorivoluzione”. Gulp! non ne sapevamo niente! Dovremo buttare i nostri Flat TV? Chiuderanno le fabbriche? Una sottile angoscia si fa strada, ma le cose non stanno esattamente così. Si legge infatti nel testo che dal 2011 i TV in California dovranno soddisfare certe norme ecologiche, e due anni dopo queste saranno più severe.
Dunque, una notizia scandalosa, nel senso che è uno scandalo che venga occupata una pagina per non dire nulla: sono anni che i costruttori di TV, Schwarzy o meno, riducono costantemente l'impatto energetico, ben consci che il consumatore moderno è attento non solo alla bolletta, ma anche all'ambiente. Del resto, per capire che l'articolo è una bolla di sapone, per non dir di peggio, basta dare un'occhiata al riquadro in alto dove - a parte alcune descrizioni “fantastiche” del funzionamento - vengono messi a confronto i consumi di plasma ed LCD. Attenti, eh... Dunque, il consumo medio di un plasma è di 370 W per uno schermo da 50 pollici, e di un Lcd... 120-180 W per uno da 32 pollici! Si, avete letto bene: a parte l'indicazione di un valore “tipico” con un'escursione del 50% in più (120-180 W), vengono paragonati uno schermo da 50 pollici ed uno da 32! Pensate cosa direbbero, ad esempio, i lettori di Quattroruote se in un confronto fra tecnologie autotomobilistiche fossero paragonate un'auto a benzina ed una diesel di cilindrata ben diversa... risulterebbe davvero strano!
Non vogliamo ergerci a giudici, perché chi è senza peccato scagli la prima pietra e anche noi possiamo sbagliare e sbagliamo. Però quanto si è letto il 4 ottobre us, sempre su la Repubblica, a tutt'oggi rappresenta il top assoluto della disinformazione tecnica in Italia, il Tapiro di platino, se ci consentite lo scherzo, e non ci sembra giusto passarlo sotto silenzio.
Piuttosto, il problema non è gettare la croce addosso a qualcuno, ad un malcapitato giornalista che evidentemente è all'oscuro della materia e magari è stato costretto ad inventarsi (nel vero senso della parola) un certo numero di righe in poche ore per realizzare l'articolo. Però non è nemmeno giusto che un quiotidiano di ambizioni internazionali gestisca un settore importante - anche nei numeri degli addetti, dei fatturati - come la tecnologia, con una tale superficialità. Ribadiamo la domanda posta a pagina 3: cosa possiamo fare noi per primi per migliorare l'informazione dei mass media relativa all'hi-tech?
Mentre speriamo che qualche interessato ci risponda, vediamo perché abbiamo definito questo articolo ‘il top assoluto della disinformazione tecnica'.
Iniziamo dal titolo, che non lascia spazio a dubbi: ‘Il tridimensionale sbarca sulle tv di casa', e questa ottimistica (profetica?) affermazione, già ci mette sull'avviso che qualcosa non va. L'occhiello recita ‘dopo l'alta definizione si affaccia sul mercato mondiale la nuova frontiera dell'intrattenimento domestico: il video stereoscopico'.
Mentre riflettiamo su quanto affermato forse un po' troppo prematuramente, l'occhio ci cade su un'immagine, la cui didascalia recita ‘uno dei nuovi modelli di tv 3D. è fatto da Philips.' A dire il vero, osservando l'immagine, è facile notare senza difficoltà - come dimostra anche il marchio sul frontale - che il televisore invece è ‘fatto' (cioè, realizzato, costruito, fabbricato) da Sony.
Errore veniale, comunque, ma l'inizio della lettura ci spiazza: si sostiene di fatto che l'alta definzione, se non obsoleta, è destinata ad una vita comunque relativamente breve, per l'arrivo della TV 3D. Il concetto viene ripreso e ribadito verso la fine dell'articolo, ove si legge che “probabilmente nei prossimi mesi ci sarà una vera e propria esplosione tridimensionale che finirà per surclassare rapidamente l'alta definizione”.
Ma come? Tutti gli standard video 3D professionali e domestici attuali sono basati su segnali ad alta definizione; se arrivasse oggi la TV 3D, la veicolazione sarebbe sempre con segnali ad alta definizione!
E poi, con questa (errata) informazione, non si rischia di confondere i consumatori meno esperti (la maggioranza), che magari stavano facendo un pensierino sull'HD e invece ora possono pensare che questo sia inutile e rimandare sine die l'acquisto di Flat TV o altri prodotti in ‘alta'?
Francamente, in generale leggere l'articolo ci ha procurato un fastidio epidermico, pieno come è di inesattezze (quasi) trascurabili ed errori clamorosi, al punto di farci pensare a un virus nel computer che aveva spostato parole e frasi intere, casualmente.
Vi risparmiamo la quantità di affermazioni fantastiche (nel senso di invenzioni di fantasia) che farebbero rivoltare nella tomba sir Charles Wheatstone, inventore del primo dispositivo stereoscopico. Estrapolando un paio di frasi importanti, ad esempio, si scopre infatti che uno dei sistemi utilizza occhiali colorati ‘e' (non ‘o') polarizzati, e soprattutto che riproducono immagini tridimensionali, sulla retina, grazie ad “una particolare pellicola (oggi riprodotta in digitale) che, sfalsando il frame dell'immagine stessa attraverso questi colori, offre una visione 3D”. (?!)
Oppure, che dire di un altro sistema ‘con lenti che usano il metodo anaglifo, in pratica una “correzione” elettronica delle immagini appositamente prodotta per il 3D'. (?!)
Evidentemente, mancando una minima padronanza della materia, si confondono tecniche e definizioni; ‘l'è tutto da rifare', e non c'è bisogno di spiegare ai lettori perché.
Piuttosto, dopo quest'ennesimo episodio, abbiamo deciso di varare una nuova iniziativa: un osservatorio sull'informazione tecnologica gestito congiuntamente da Tutto Digitale e dagli amici di DDay.it, il nuovo sito dedicato alla rivoluzione digitale. Nei prossimi giorni presenteremo questa iniziativa per la quale chiederemo a tutti i lettori di segnalarci eventuali casi di incompleta o non corretta informazione. Ripetiamo, lo scopo non è - dall'alto di una presunta superiorità, che non riteniamo di avere - mettere alla gogna chi sbaglia, ma almeno stimolare una riflessione, lanciando un dibattito aperto a tutti che possa impedire con il tempo altri ‘guai'.
Nel frattempo, se volete scoprire altri dettagli relativi all'articolo, collegatevi al sito di DDay, a cui abbiamo segnalato
la pagina in oggetto per dare il via alla collaborazione nel migliore dei modi.
Ed ora aspettiamo le vostre segnalazioni!
PS - Forse potrà sorprendervi, ma al sottoscritto dispiace essere stato in qualche modo costretto a scrivere queste note, avendo collaborato lungamente con la Repubblica - proprio per le pagine di tecnologia & dintorni, che al tempo significava VHS, i primi camcorder, i primi home cinema... - oltre 20 anni fa.
Quell'esperienza infatti - come tutte quelle per qualche ragione significative nella vita di ognuno - vive ancora nel ricordo, e forse proprio per questo, leggere certe sciocchezze lascia l'amaro in bocca...
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