L'iniquo compenso, ovvero la tassa sul digitale

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Non si placano i toni della polemica relativa alla nuova fase dell'introduzione del cosiddetto 'equo compenso' - da molti consumatori e navigatori già ribattezzato 'iniquo' - quella sorta di 'tassa' da pagare su qualsiasi apparecchio o supporto in grado teoricamente di registrare materiale audio o video protetto da copyright. A testimoniarlo, un mare di lettere di protesta inviate alla redazione di Tutto Digitale e aspri confronti fra politici e rappresentanti di categoria.
Sull'editoriale pubblicato sul numero 59 di Tutto Digitale, attualmente in edicola, fra le altre cose belle&buone, abbiamo affrontato un tema di estrema attualità e di natura piuttosto sgradevole per i consumatori. '(...) La brutta notizia vorremmo dimenticarla, ma non è possibile: si tratta del decreto firmato il 30 dicembre scorso dal ministro Bondi con cui si amplia ed aggiorna quello che è l'equo compenso' (conosciuto e percepito come ‘tassa sul digitale'), ora esteso a qualsiasi oggetto in grado (teoricamente) di registrare e/o memorizzare dati, cellulari compresi, con la scusa di un compenso per la copia privata, nella presunzione invece che questi strumenti vengano utilizzati sempre e comunque per duplicazioni illecite.
Un brutto scivolone del governo, del quale ogni appassionato si ricorderà a tempo debito, che - secondo alcuni calcoli - porterà nelle casse della SIAE circa 300 milioni di euro... Un'imposizione vergognosa per il principio su cui è fondata, la presunzione di reato - che non è applicato in nessun altro settore - e che certamente farà lievitare gli acquisti di materiale all'estero sul web e quindi perdere risorse economiche al nostro paese... una vera idiozia.'
Inutile dire che il provvedimento, basato sulla ‘presunzione di reato', ha sollevato un'infinità di proteste. Il testo completo del decreto è sul sito del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, mentre qui di seguito trovano spazio alcuni inteventi di chi non è d'accordo ed il nostro commento
L'equo compenso? è iniquo
Non si placano i toni della polemica relativa alla nuova fase dell'introduzione del cosiddetto 'equo compenso' - da molti consumatori e navigatori già ribattezzato 'iniquo' - quella
sorta di 'tassa' da pagare su qualsiasi apparecchio o supporto in grado teoricamente di registrare materiale audio o video protetto da copyright. A testimoniarlo,
un mare di lettere di protesta inviate alla redazione di Tutto Digitale e aspri confronti fra politici e rappresentanti di categoria.
I nostri lettori esprimono, nella sostanza della maggioranza delle email ricevute, due concetti: va bene compensare gli artisti in caso di 'sfruttamento' di un supporto o di un '
registratore' (anche se alcune categorie di prodotti, di fatto, non servono solo a questo, come nel caso di un computer, un cellulare con funzioni di smartphone eccetera...), ma ad esempio perché pagare appunto una 'tassa', ad esempio, su computer, memoria, e/o lettore MP3 in caso di
brano scaricato legalmente, a pagamento (e quindi dopo aver assolto i diritti), da un negozio virtuale come iTunes?
Altro tema caro ai lettori, in particolare a quelli che svolgono attività professionale o hanno una piccola azienda, quello relativo all'iniquità tout court - difficile dar loro torto - di tassare un qualsiasi supporto che invece sia utilizzato per le proprie
attività professionali.
A questi proposito non c'è da andare tanto lontano: basta pensare che a Tutto Digitale 'produciamo' dopo ogni numero diversi DVD con l'archivio dei numeri, contenenti tutte le immagini, gli impaginati, i testi originali... per quale motivo ciascuno di quei dischi deve essere caratterizzato da una piccola cifra destinata ad un ente esterno (la SIAE) che poi la distribuirà - evidentemente detratti 'i costi della riscossione'... - agli eredi di Michael Jackson, a Cameron o a non sappiamo chi; per assurdo, forse allora l'equo compenso dovrebbe andare a chi ha firmato gli articoli, scattato le immagini, impaginato i vari pezzi di Tutto Digitale, cioè ai veri 'autori' per i quali è stato sfruttato il supporto CD/DVD.
In ogni caso, sempre a quanto risulta dalla lettura delle email inviateci,
l'equo compenso potrebbe costituire un boomerang per l'erario: diversi lettori infatti hanno dichiarato in sostanza 'se sarò costretto a pagare, pagherò. Ma mi sentirò ormai libero anche moralmente di utilizzare i miei supporti e i miei registratori per scaricare materiale dalla rete o scambiarlo con altri consumatori; i fondo, i supporti saranno gravatai dell'equo compenso proprio per questo tipo di operazioni, no?'. Un ragionamento al limite, che non possiamo evidentemente difendere, ma che possiamo comprendere.
In ogni caso, anche se il ministro Bondi si è affrettato a precisare che non si tratta di una tassa vera a e propria, ma di un compenso dovuto per legge a soggetti privati, la sensazione è che ancora una volta chi ha studiato questa soluzione non abbia idea - o peggio, voglia portare acqua solo ad un certo mulino - della materia di cui sta trattando. Una materia, la
tecnologia digitale, che è talmente avanti nello sviluppo che di certo non si farà stritolare dalle pastoie di una logica iniqua e retrograda, e che si farà certamente strada in altre forme.
'In dubio, pro reo'
Per concludere, nell'illuderci che alla fine prevalga il buon senso, che si mantenga il concetto di
presunzione di innocenza (cioè che non si possa far pagare una qualsiasi tassa di compensazione nell'ipotesi - e solo nell'ipotesi - che l'oggetto del contendere venga utilizzato per uno scopo illegale; del resto, anche la Cassazione ha recentemente definito che i lavoratori autonomi non possano esser tassati in base all'ipotesi di fatturato, e di certo chi usa un coltello per tagliare una bistecca non deve farsi un giorno di carcere come quota-parte di una possibile condanna per ergastolo ad un accoltellatore assassino, no?), pubblichiamo i primi comunicati stampa sull'argomento ricevuti in redazione.
Il primo in assoluto è a firma di
Altroconsumo, che vi riportiamo integralmente.
BEN 100 EURO A FAMIGLIA IN PIU' PER ACCONTENTARE LA SIAE
Nel corso di un anno una famiglia media spenderà in più 100 euro grazie al decreto Bondi. Comprando dotazioni tecnologiche o prodotti Hi-Tech, senza saperlo, si vedrà costretto a pagare una quota, nascosta, per l'equo compenso. Per remunerare, cioè, gli autori per il presupposto mancato compenso dovuto alla copie dei contenuti – musicali, audio, video - che i consumatori faranno per uso privato.
Per Altroconsumo è un'aberrazione, perché il consumatore paga anche fino a tre volte una tassa, per fruire di uno stesso contenuto, anche una sola volta. Ed è una misura contraria allo sviluppo della tecnologia e del mercato digitale.
Esempio: scaricando legalmente un brano da iTunes, il consumatore sta già pagando per le copie private. Poi paga l'equo compenso sul PC. Poi quello sull'iPod.
Decisamente un po' troppo. Anche per un Governo che dichiara di voler fare gli interessi delle famiglie italiane.
COSTO ANNUO DELL'EQUO COMPENSO PER UNA FAMIGLIA
Prodotti acquistati - Quota di equo compenso (in euro)
Confezione di 20 CD da 80' - 5,87
Confezione di 20 DVD da 4.7 GB - 8,20
Una Memory Card da 2 GB - 0,10
Due Memory Card da 4 GB - 0,40
Una Memory Card da 8 GB - 0,24
Una chiavetta USB da 4 GB - 0,36
Una chiavetta USB da 8 GB - 0,72
Hard Disk esterno da 1000 GB - 10,00
iPod Classic 160 GB - 16,10
Lettore Mp3 16 MB - 9,66
Videoregistratore con hard disk integrato da 250 GB - 22,54
Un telefonino multimediale - 0,90
Console videogiochi con memoria da 120 GB - 6,44
Decoder DGTV con hard disk integrato da 160 GB - 16,10
Hard disk esterno multimediale da 640 GB - 12,88
Totale 110,51 euro
Fonte: Altroconsumo gennaio 2010
Molto interessante anche la
replica della SIAE alle osservazioni mosse da Altroconsumo.
Inoltre è notizia di queste ore il
ricorso presentato sempre da Altroconsumo alla neoinsediata Commissione Europea.
Molto decisa anche la
posizione di Andec:
COMPENSI PER COPIA PRIVATA: MANO PESANTE SU APPARECCHI E MEMORIE
«ANDEC – Associazione Nazionale Importatori e Produttori di Elettronica Civile aderente a CONFCOMMERCIO – esprime forte preoccupazione per i contenuti estremamente penalizzanti del decreto con il quali il Ministero per i Beni e le Attività Culturali sia appresta a rivedere il sistema dei compensi per copia privata dovuti dai produttori e importatori di apparecchi di registrazione audio e video, supporti e memorie.
In particolare, ANDEC osserva che:
- Sono stati inseriti nell'obbligo di corresponsione del compenso moltissimi apparecchi e memorie precedentemente esclusi, quali i personal computer, i telefoni cellulari, qualunque apparecchio dotato di hard disk.
- La misura del compenso è stata aumentata per quanto concerne gli apparecchi di registrazione rispetto alla misura attuale (dal 3 al 5% del prezzo) ed è stata determinata in misura elevata e progressiva sulla capacità di registrazione delle memorie anziché sul loro prezzo di vendita come richiesto dalle Associazioni dei produttori e importatori.
leggi tutto il testo sul
sito dell'Andec
La posizione di Andec è stata espressamente ripresa anche dal comunicato diffuso da
Confcommercio Imprese per l'Italia, di cui riproduciamo di seguito il testo:
EQUO COMPENSO: un colpo basso all'innovazione
"La crisi economica sta impattando fortemente su tutto il comparto ICT e dell'elettronica di consumo italiano, con un calo particolarmente accentuato dell'hardware (-5,1%), che mai era stato così visibile. In questo contesto il decreto ministeriale rappresenta un vero e proprio colpo basso, non solo per il settore, ma per il mercato in generale: di fatto è una tassa sull'Innovazione, l'ennesima dimostrazione che il Governo non la reputa un asset prioritario per la ripresa del sistema Paese", è il commento di Giorgio Rapari, Presidente della Commissione Innovazione tecnologica e Sviluppo d'Impresa di Confcommercio e di Assintel al Decreto ministeriale (DM 30 dicembre 2009)
leggi tutto l'intervento su
www.andec.it
Altre segnalazioni: per chi lo avesse perso, ecco l'interessantissimo e documentato articolo di
Giovanni Valentini 'La nuova tassa contro la cultura' su La Repubblica del 16/1/10,
consultabile anche on line
Fondamentale poi, per un'analisi precisa della questione, quello di
Guido Scorza, Presidente Istituto per le politiche dell'innovazione reperibile su
Punto Informatico
Infine, un'occhiata alla questione come appare sul
blog di Federico Ferrazza
In sintesi, cosa non va nell'equo-iniquo compenso
• è basato sulla
presunzione di reato, ovvero sull'ipotesi di danno cagionato ai detentori dei diritti dalle copie private, senza possibilità di verifica;
• non considera la
natura prettamente fotografica o videografica di alcuni supporti di registrazione (ad esempio, le schede Compact Flash e simili per la fotografia, oppure le P2 o SxS utilizzate nelle videocamere professionali senza nastro)
•
si applica anche ai supporti analogici, come le videocassette, palesemente obsoleti oppure utilizzati solo in ambito professionale di ripresa (vedi nastri Betacam et similia)
• non considera le situazioni nelle quali i diritti vengano già remunerati (ad esempio nel caso di acquisto legale di brani musicali via internet), il che genera
fenomeni di doppio, triplo o quadruplo pagamento;
• non considera il caso in cui supporti e/o apparecchi vengano utilizzati solamente per fini di
archivio di materiali personali o in azienda
•
non è trasparente nei confronti del consumatore che raramente sa di acquistare prodotti ai quali è applicato l'equo compenso
• non è chiaro sulle modalità di
distribuzione del compenso agli autori, che avviene con meccanismi poco accessibili al grande pubblico e comunque non integralmente agli aventi diritto (i compensi passano attraverso la Siae che li ridistribuisce dopo aver trattenuto le 'spese'...).
• l'obbligo di corresponsione del compenso
comprende apparecchi e memorie precedentemente esclusi (computer, cellulari, qualunque apparecchio dotato di hard disk...) e non necessariamente utilizzabili per fini di copia (privata o meno)
•
La misura del compenso è stata aumentata per gli apparecchi di registrazione rispetto all'attuale (dal 3 al 5% del prezzo) ed è stata determinata in misura elevata e progressiva sulla capacità di registrazione delle memorie (anziché sul loro prezzo di vendita, come richiesto dalle Associazioni dei produttori e importatori).
Continuate ad inviare i vostri pareri all'indirizzo mail redazione@tuttodigitale.it
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