Tag: Alta Definizione Digital Cinema Sony Video La rete, di Alessio Liguori, è un cortometraggio indipendente girato in HD e proiettato al cinema in 2K. Intervista al regista, che ci svela alcuni retroscena tecnologici ed artistici della lavorazione.
"Nei casi come questo, il vero film è fare il film". Esordisce così Alessio Liguori, regista e nostro affezionato lettore, mentre introduce il pubblico alla visione de La Rete, il suo ultimo cortometraggio.
Domenica mattina, Roma, quartiere Pigneto. La sala 1 del Nuovo Cinema Aquila (un cinema storico della capitale, finito in passato nelle mani della criminalità, sequestrato dallo stato grazie alle leggi in materia e poi restituito ai cittadini completamente ristrutturato) è piena, affollata di attori, tecnici e amici, tutti per vedere la prima del corto. La cabina di proiezione è attrezzata con un Christie DLP 2K, ultimo protagonista tecnologico di questa piccola grande impresa cinematografica, che è prima di tutto un thriller di 22 minuti, tutti col fiato sospeso.
Com'è nata l'idea di questo lavoro?
La prima stesura della sceneggiatura de "La rete" mi è stata proposta nel giugno del 2009. Cercavo una storia che mi permettesse di confrontarmi con un genere che non avevo mai affrontato, consentendomi così di imparare nuove cose di me, del mio lavoro e della mia squadra. Quella de "La rete" era l'unica sceneggiatura che mi consentiva di fare tutte queste cose insieme. Ho chiesto aiuto ai miei collaboratori di sempre, degli straordinari professionisti che subito hanno accettato appassionatamente. Oltre a loro sono venuti in nostro aiuto alcuni giovani studenti dell'Istituto per la cinematografia "Roberto Rossellini" di Roma.
A giudicare dalla quantità di pubblico presente, hai messo su una bella squadra di lavoro...
Credo davvero tanto nel lavoro di squadra ed avere al proprio fianco dei professionisti che portano con sé le loro esperienze, i loro gusti, la loro creatività, la loro passione, al servizio della storia, è stata per me una grande fortuna. In particolar modo Giuliano Tomassacci, il direttore della fotografia, è un raro caso di profondo amore per il proprio lavoro, affrontato quotidianamente con disciplina, umiltà e curiosità. Si può dire siamo quasi cresciuti insieme professionalmente.
Per me è molto importante essere circondato di persone che amino quello che stanno facendo: questo contribuisce a creare un'atmosfera magica sul set, unica ed indimenticabile. Affrontare la produzione di un cortometraggio non abbozzatto e con pretese estetico/qualitative, è un'impresa non indifferente. Gli imprevisti e gli ostacoli si moltiplicano esponenzialmente ad ogni soluzione o ciak girato, e così un progetto apparentemente di facile realizzazione, diventa un impresa titanica e sofferta: si protrebbe lasciare tutto incompiuto in assenza di una committenza, e invece no, si persiste e si combatte fino a tarda notte, per giorni, per vedere quella storia prendere vita.
Un vero e proprio film nel film, dove i cambiamenti e i colpi di scena riguardano anche la produzione stessa
Nella produzione de "La rete" sono stato supportato da un amico, Danilo Ronzi, già produttore di serie Rai. Realizzati i primi due giorni di riprese, abbiamo deciso di ampliare la sceneggiatura iniziale. Così durante dei sopralluoghi con il direttore della fotografia, sono nate nuove sequenze, come quella della cantina, il viaggio al tramonto ed il nuovo finale che dava una svolta differente alla storia, virando dal thriller all'horror. Un finale a mio avviso di libera interpretazione da parte del pubblico.
Con quali attrezzature avete girato le immagini di La rete?
Abbiamo girato in XDCAM EX con una Sony PMW-EX1, equipaggiata con l'adattatore Redrock M2 Encore e ottiche fotografiche Nikon e Canon. Abbiamo deciso di girare in Full HD a 25p. Succesivamente il Dop ha eseguito un dettagliato e meticoloso lavoro di color correction, con l'ausilio di particolari filtri digitali.
Il girato in full HD ci ha poi consentito di esportare un file 2K (2048x858) in cinemascope 2.40:1, formato adatto al D-Cinema, consentendoci una proiezione digitale a 2K a schermo pieno.
I risultati sembrano davvero buoni...
La resa finale è a mio avviso, soddisfacente. Le immagini sono molto cinematografiche, e hanno il giusto tono per l'estetica de "La rete". Questo a dimostrazione che il digitale in assoluto non risolve tutti i problemi se non affidato nelle mani giuste.
Anche le musiche hanno la loro importanza nel ritmare il racconto.
Per la composizione delle musiche ci siamo avvalsi della collaborazione del francese Sebastien Damiani, il quale si è da subito innamorato del progetto. Ci ha inviato delle demo composte per due sequenze de "La rete", e da queste ho capito che faceva al caso nostro. Aveva compreso a fondo la psicologia dei personaggi, oltre il visibile, aveva disegnato aspetti del loro "sentire" con grande sensibilità.
Nella scena dell'omicidio, ad esempio, la composizione di Sebastien esprime un lamento sofferto sopra le parole, quasi come se avesse un'anima. Inoltre la scelta di miscelare orchestra dal vero con elementi volutamente elettronici, sintetici, crea un effetto molto particolare. Sono davvero soddisfatto del lavoro finale, che non è un semplice accompagnamento, ma interpretazione pura e profonda.
In ogni caso, come tutti i lavori a budget molto basso, qualche piccola imperfezione non ti sarà sfuggita.
Come in molte opere autoprodotte si possono trovare difetti o scene che potevano essere girate ancora meglio (molte sequenze sono state riadattate sul set per esigenze di budget e imprevisti), ma le critiche sono e rimarranno sempre un grande stimolo a migliorare, un aiuto a fare meglio. Perché in fin dei conti per chi ama davvero questo lavoro, ciò che conta di più è migliorare le proprie capacità, per fare meglio, e gioire insieme nel rivedere sullo schermo un mondo che, fino a ieri, era solo nelle nostre teste, nei nostri sogni o nei nostri incubi. Queste opere portano con sé un segreto nascosto che solo coloro che hanno sudato per vederle nascere possono conoscere: la vita sul set, i magici e stranianti giorni lontani dal mondo e dal tempo, la lunga fatica che ti fa venir voglia di mollare tutto. Il giorno dopo, però, non vedi l'ora di iniziare da capo.
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