Lo scopriremo solo vivendo

Queste parole, tratte da una canzone di 40 anni fa firmata Mogol-Battisti, si adattano perfettamente ad un fermo immagine sul momento attuale e il prossimo futuro del nostro settore. Di Stefano Belli

In questi tempi in cui ognuno dice la sua, e ritiene di avere ragione ‘a prescindere’, probabilmente nessuno potrà mettere in dubbio il fatto che il 2020 non è stato, non è, e non sarà, un anno come tutti gli altri.
L’effetto Covid-19, e nemmeno questo è in discussione, ha avuto, ha, ed avrà, effetti notevoli non solo sulla salute pubblica, ma anche sui comportamenti sociali, sull’economia, sulla società tout court.

Senza voler aprire in questa sede dibattiti o discussioni pure interessanti, giova fare un po’ il punto almeno per quello che riguarda il settore hi-tech, e l’editoria specializzata.

Come risulta evidente da questo ultimo numero uscito (Tutto Digitale 138), fin qui – e non senza difficoltà, a dire il vero: pensate solo che nel 1998 Tutto Digitale costava 10.000 lire, ed oggi in pratica ha lo stesso prezzo, 5 euro – e senza mai aver avuto alcun pubblico finanziamento, sia ben chiaro, siamo riusciti ad arrivare senza troppi problemi, fra sforzi economici (eufemismo), equilibrismi professionali e miracoli assortiti, ma di certo la situazione del prossimo e del lontano futuro non è molto chiara.

Come prevedibile, infatti, purtroppo il ritorno dalle vacanze ha segnato un rialzo (almeno al momento in cui sto scrivendo queste note) dei contagi, e molti esperti continuano giustamente a predicare attenzione, prudenza e comportamenti ‘maturi’.

Qui si spiega il senso del titolo: ‘[quello che succederà] lo scopriremo solo vivendo’, ovvero in primis è necessario mantenersi in buona salute, adottando tutte le misure previste e magari per una volta anche esagerando con il buonsenso. E poi, se tutto andrà bene, potremo piano piano tornare alla vita normale.

Perché gli eccessi del divertimento ad ogni costo, del pensiero ‘io non ci credo, è tutto un complotto’, del volersi sentire ‘liberi’ (ma vulnerabili) senza mascherina, purtroppo si pagano. E gli effetti nefasti si possono estendere rapidamente ai propri cari, agli amici, ai colleghi di lavoro, a chiunque…
Qualche sacrificio, ancora una volta purtroppo, è indispensabile per garantirsi la sopravvivenza fisica e poter lavorare a quella economica.

A questo proposito, per quello che riguarda una rivista come la nostra, è indubbio notare che ci sono stati stravolgimenti sia a livello di edicola che di introiti pubblicitari.

Nel primo caso, se ci riferiamo a questo periodo particolare – per la diversa mobilità legata non solo al lockdown totale ma anche a situazioni regionali specifiche – l’analisi dell’andamento della distribuzione evidentemente è ancora più difficile. L’aumento degli abbonamenti degli ultimi tempi, in particolare proprio in coincidenza con il lockdown, ad esempio, ci fa peraltro supporre che molti lettori abbiano scelto di non uscire di casa per acquistare la rivista e preferito appunto abbonarsi.

Di certo, questa situazione sembra voler accelerare necessariamente un dibattito sulle modalità di distribuzione delle riviste in edicola e in altri punti di diffusione. Da decenni, nonostante l’adozione di strumenti moderni come il codice a barre, tutto va avanti nello stesso modo. I tempi però stanno cambiando rapidamente, in particolare proprio nel mondo dell’informazione, e forse varrebbe la pena di studiare soluzioni diverse, integrative o alternative, per ottimizzare questa fase così importante del processo di diffusione dell’informazione stessa.

In quanto alle aziende, la situazione è abbastanza variegata (che fa rima con complicata): alcune sono state chiuse per periodi più o meno lunghi, altre hanno lavorato a singhiozzo in smart working parziale, e via discorrendo. In altre parole, anche solo avere un contatto diretto è stato difficile, e gestire il materiale per i test, fra magazzini e redazione, in alcuni momenti addirittura impossibile.

Annullate praticamente tutte le manifestazioni e gli incontri di settore, poi, si è cercato di porre rimedio aumentando gli appuntamenti virtuali, le call, ed altri impegni del genere. Impegni a volte inutili, ma che sotto vari punti di vista richiedono grande attenzione nella gestione. Esempio: un tempo dopo una conferenza stampa (o l’arrivo di comunicati) si poteva scrivere subito la notizia. Oggi in genere l’appuntamento virtuale si svolge in una certa data, ma c’è un embargo per la pubblicazione fino a qualche giorno dopo (a volte anche mooolti giorni), con necessità di creare addirittura un doppio calendario di scadenze per la pubblicazione sul web e sulla rivista, che hanno tempistiche diverse, per non saltare le date dell’embargo dei prodotti (peraltro non disponibili per i test, inutile dirlo).

E non è tutto qui. Da una parte costruttori e distributori hanno programmi di produzione e commercializzazione prossimi venturi studiati in era pre Covid-19 e non possono permettersi di dilazionare troppo i tempi di lancio dei prodotti: di conseguenza spingono per avere attenzione, test, notizie, visibilità sui social eccetera. Dall’altro le stesse aziende al momento sono prive di risorse umane ed economiche per gestire le proprie necessità.

In questo quadro, riviste come le nostre – che agiscono nel mercato come mezzi di informazione e sostegno, basandosi solo sulle proprie forze – pagano le difficoltà del mercato stesso di sostenersi con investimenti proporzionati (non solo per la pubblicità, ovviamente, ma anche per le promozioni sul punto vendita, gli eventi, le iniziative speciali) ai risultati che si vogliono ottenere. Anche le case editrici, come tutte le aziende, hanno i propri bilanci, con spese non solo di carta, stampa e distribuzione, ma anche di personale specializzato e non, e così via… In altre parole, senza l’appoggio del mercato è impossibile una sana gestione dell’impresa-rivista!

In qualche modo, per usare termini che ben conosciamo, per il momento quindi osserviamo la situazione, ci mettiamo in pausa, ‘congeliamo’ la riproduzione, insomma. Pronti a tornare in play, se non addirittura in modalità ‘avanti veloce’, appena possibile…

PS- Una pausa, teniamo a dirlo, che poi sarà solo parzialmente effettiva. Continueremo infatti ad alimentare il sito con le notizie, così come i social sui quali siamo presenti, a spedire la newsletter e quant’altro (anzi, probabilmente notizie e newsletter potrebbero essere mediamente più numerose, visti gli eventi cancellati ma la presentazione di novità comunque previste). Per essere aggiornati con gli sviluppi della situazione, se ancora non lo siete, segnatevi alla nostra newsletter e seguiteci su Facebook.
Naturalmente, aspettiamo di leggere con attenzione le vostre lettere al riguardo del momento, e soprattutto i vostri suggerimenti. Pensate che Tutto Digitale debba cambiare nell’era-Covid 19? E se la risposta è positiva, in quale direzione? Cosa vorreste variare nella forma e nella sostanza, sulla carta e sul web? Mandateci tutti i vostri desiderata, le vostre opinioni, le vostre critiche, sentitevi liberi di avere un ruolo attivo in quella che è una comunità de facto sin dalla sua fondazione, dall’altro secolo (va be’, ‘solo’ dal 1998).
Partecipate concretamente alla vita futura della vostra rivista preferita esprimendo gradimenti e disappunti: potrete contare sull’efficienza della nostra piattaforma intitolata a Denis Diderot, direttore editoriale ed editore dell’Encyclopédie, autorevole rappresentante dell’Illuminismo e della cultura del XVIII secolo. Attenzione! A differenza di altri sistemi, questa ‘piattaforma’ esiste soltanto nella nostra mente e serve solo a ricordarci il nome di un uomo illuminato, e a rammentarci che l’energia del libero pensiero vive di una sua propria forza, che può aiutarci a sopravvivere, per prima cosa, e poi a creare un mondo migliore. Di conseguenza, una conclusione inevitabile: Ad maiora!

PS2 – A proposito di discoteche, e polemiche in tema, ci piace concludere queste note con le parole finali della lettera con cui gli organizzatori di Tomorrowland hanno comunicato la necessità di rinunciare all’edizione 2020 per il Covid-19. Parliamo dell’evento di riferimento per il mondo della musica elettronica, un vero show audiovisivo live trascendentale, con i migliori DJ del mondo sul palco, luci, fuochi d’artificio e immagini proiettate di grande suggestione e un pubblico entusiasta. In qualche modo, una Woodstock dell’EDM, ma ad alta spettacolarità, con cadenza annuale e milioni di frequentatori in 15 anni di esistenza.
’(…) Stay at home, wash your hands, and keep your distance from one another. Do it for yourself, your loved ones, and the exceptional medical staff all over the world who are working around the clock.
Take good care of each other and stay safe.
Live Today, Love Tomorrow, Unite Forever.’
Aver buon senso non significa necessariamente rinunciare: a volte si sposa con creatività e nuovi successi. Nell’impossibilità di un evento Live, quelli di Tomorrowland per il 2020 si sono inventati la versione virtuale, con la quale è letteralmente possibile ‘immergersi’ nello spettacolo – con risultati pregevoli – dal proprio computer. Il genio si vede nello stress, no?

 

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