Recensione: Scrivere per emozionare

Certamente, scrivere una lettera a mano, usando una bella stilografica, è un’operazione di grande soddisfazione per chi la effettua e un piacere per chi riceve la missiva. Certamente, però, per scrivere relazioni o altro, un computer è più pratico sotto tanti punti di vista: meno fascino, e più sostanza.

Disporre di un’attrezzatura evoluta e versatile, però, non significa automaticamente saper scrivere correttamente, né tantomeno saper raccontare atmosfere, sensazioni, sentimenti, in un quadro generale nel quale ogni cosa è al suo posto e ogni azione ha una sua importanza. In particolare, poi, se l’oggetto della scrittura è una sceneggiatura, ovvero una scrittura specializzata per il cinema che costituisce le fondamenta di un film, i fattori di cui tener conto sono davvero tanti.

Karl Iglesias, artefice di questo volume di quasi 200 pagine dense di parole, sul proprio sito si presenta come ”autore, oratore e consulente di storie, specializzato nella risposta emotiva del pubblico”, ed espone la sua filosofia in tema di storytelling, di narrazione, che prevede una regola indissolubile: non essere noioso! Con queste premesse, non meraviglia che il libro in oggetto – un manuale di sceneggiatura che espone la materia presentando temi e tecniche consolidati, ma non privo di spunti originali – si intitoli ‘Scrivere per emozionare’. Già, emozionare: in qualche modo, il plusvalore che rende una narrazione, pur corretta, scorrevole e credibile, davvero unica.

Scrivere per emozionare
La storia, la trama, i personaggi, lo stile
Dino Audino Editore
di Karl Iglesias
2021, pp. 192 – € 20,00

 

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