Lun 6 Febbraio 2023

Quella volta che ho giocato con Pelé

©Policlinico Italia Roma

Ci credereste? Il direttore di Tutto Digitale, da giovanissimo, si è “allenato” con Pelé…

Per i casi della vita, nel corso dei miei quasi sessantanove anni di esistenza ho avuto occasione di incontrare diversi personaggi famosi, per così dire, noti esponenti del mondo dello spettacolo, della cultura, dello sport…

Spesso si è trattato di incontri brevi, con il tempo di salutarsi o poco più. Altre volte il tutto è durato lo spazio di una cena, con l’occasione di scambiare quattro chiacchiere e, ancora più raramente, in un paio di casi, la scoperta di comuni affinità elettive ha permesso di mantenere il rapporto nel tempo.

Il primo di questi incontri risale alla bellezza ormai di quasi 60 (!) anni fa, ed è avvenuto quasi involontariamente. Nella prima metà del 1963, a nove anni non ancora compiuti, frequentavo con altri coetanei piscina e palestra del Policlinico Italia a Roma (nella foto in alto un’immagine d’epoca dal sito web della struttura), a pochi passi da casa. Cercavo di imparare a nuotare (non senza difficoltà iniziali, che forse mi hanno poi aiutato a diventare un “pesce”) e fare un po’ di ginnastica, visto che fin da allora ero un po’ più “robusto” (è politicamente corretto, no?) della media.

Un bel giorno di maggio, in palestra, arrivò un signore che non conoscevamo, dalla pelle scura, che però ricordava un personaggio noto. Ben presto scoprimmo che si trattava di Edson Arantes do Nascimento, meglio conosciuto come Pelé, qui capitato per la riabilitazione al ginocchio infortunato in occasione della partita amichevole contro l’Italia giocata a Milano qualche giorno prima.

Pelé! Immaginate l’eccitazione di quel pugno di ragazzini al cospetto di un calciatore che già allora era nel mito… C’era un’atmosfera surreale e magica al tempo stesso, della quale il campione si accorse ben presto: si fece dare un pallone, e, con parole per noi incomprensibili, ci invitò ad allenarci con lui.

Quasi paralizzati dalla paura, o meglio dall’emozione, iniziammo a far rotolare la palla sul pavimento, e presto iniziò un “allenamento” sui generis. Al termine del quale Pelé regalò a ciascuno di noi un ampio sorriso e un autografo. Non di quelli che ha probabilmente nel tempo firmato in milioni di esemplari, semplicemente “Pelé”, ma di quelli rari, con il nome completo.

Quei pochi passaggi di palla, quel sorriso, quell’autografo che raccontava tutto in una sorta di unico svolazzo, per il sottoscritto hanno costituito negli ultimi 59 anni un ricordo vivo di una persona vera, e al tempo stesso dell’amico immaginario in cui si crede da piccoli. Un amico immaginario di cui ho sempre seguito la vita reale, i gol, i trionfi, le attività post calcio ed infine il declino fisico, fino al triste epilogo di pochi giorni fa.

In un oceano di celebrazioni, ricordi, tributi, avvenuti in ambito planetario, mi perdonerete queste righe di ricordo per una persona che ho conosciuto per pochi istanti ma seguito con affetto in quasi sessanta anni.

Stefano Belli

P.S. – In questi anni si è discusso sino alla nausea sul tema “Il più grande calciatore di tutti i tempi: Pelé o Maradona?” Personalmente, queste classifiche, queste definizioni, mi sembrano assurde, inutili, e nemmeno lontanamente vicine ad una sorta di obiettività. Nel caso dei calciatori citati, poi, è impossibile il raffronto anche solo per il fatto che i due sono nati in paesi vicini ma profondamente diversi, hanno avuto vite differenti, hanno giocato sostanzialmente in epoche lontane (Maradona è nato 20 anni dopo Pelé: il calcio cambia costantemente, si evolve, ed è difficile paragonare situazioni troppo distanti nel tempo).

Per motivi diversi, possiamo convenire che entrambi siano stati veri fuoriclasse, ovvero, come indica il vocabolario Treccani, “persona (…) che ha qualità o dà prestazioni eccezionali, tanto da poter essere ritenuto al di sopra di ogni classifica”.

Eppure uno solo è stato un vero campione. Lo stesso vocabolario Treccani (una lettura sempre istruttiva) segnala fra le altre definizioni che, “campione”, nello sport è, il vincitore di una gara o di un complesso di gare, ed anche, più genericamente, atleta eccellente e di grande fama. Ancora, aggiunge che, in termini figurativi, campione è chi si distingue in qualche cosa (anche in negativo…).

Attenzione: interessante la definizione di campione, come riportata al punto 2, ovvero “Chi difende con energia una nobile causa: c. della fede, c. di Cristo; farsi c. della verità, della libertà, della giustizia”.

Ora, in una competizione sportiva, pur della massima importanza come un campionato mondiale di calcio, segnare un gol con la mano, far finta di niente, festeggiare ed aggiudicarsi la partita – per quanto comprensibile il tutto per la vis atletica del momento, l’importanza del traguardo e quello che volete – di certo è il contrario del “difendere con energia una nobile causa”.

Purtroppo, con buona pace degli onesti, stiamo parlando di un atto sportivo che ha costituito un imbroglio bello e buono, visto in diretta televisiva planetaria, poi ratificato dalle classifiche e tutto sommato nemmeno troppo criticato (salvo che dagli sconfitti).

Vincere, come sia, è stato un modo per entrare nella storia. Ma quanto sarebbe stato più bello vedere quel fuoriclasse _ autore poi nella stessa partita di un gol davvero memorabile – ammettere di aver toccato il pallone con la mano, far annullare il gol e rimettere tutto in gioco, anche a rischio alla fine di perdere la partita? Al limite, sarebbe stato gradito anche un semplice “mea culpa”, a fuochi spenti, giusto per onorare lo spirito sportivo.

Un campione, e questo è un parere personale, dovrebbe costituire un esempio. Può fare errori, magari anche involontariamente, perché resta pur sempre un uomo, ma non può approfittarsi dei medesimi errori, o comunque non deve fare il furbo tout court. Altrimenti è un campione, ma solo di furbizia!

Del resto, purtroppo, l’andazzo è sempre quello, non solo nello sport: il furbo, che spesso nella vita di tutti i giorni significa prepotente, ladro, imbroglione e mille altre cose, alla fine ha sempre ragione, e molti addirittura lo ammirano, proprio per questo.

Sic transit gloria mundi!

 

*Stefano Belli da più di 50 anni si occupa di hi-tech, prima come progettista hi-fi, poi di installazioni professionali (eventi live, discoteche, cinema). Dagli anni ’70 ha collaborato con Suono, Stereoplay, Car Audio, Reflex, Fotografare, Capital e i quotidiani La Repubblica e il Sole-24 ore. Nel corso degli anni ha fondato e diretto Audio Pro, VR Videoregistrare, Videotecnica, Mr. DeeJay, Cinemax, Alta Definizione Cinema & TV HD; è cofondatore del free press Technoshopping, autore di libri tecnici, membro storico di giurie foto e video anche internazionali, ideatore e condirettore artistico dei format Villaggio Tutto Digitale e Cinema Show, direttore tecnico di Cinema & TV School. Ha fondato nel 1998 la rivista Tutto Digitale, che tuttora dirige, e più recentemente lanciato Italian Cinematographer.

Da sempre si occupa anche di cibo & vino. Nel 1998 ha fondato il Carbonara Club, e successivamente ideato e prodotto il documentario Passione Carbonara (disponibile su DVD), il fumetto e lo short movie Le avventure di Mr-Food & Mrs Wine, e organizzato i Campionati del Mondo della Carbonara con e presso Eataly Roma. Attualmente è direttore del free press Mr Food & Mrs Wine e della Guida ai Ristoranti di Roma selezionati dal Carbonara Club.

Ama la carbonara, la musica, l’architettura moderna, e colleziona di tutto, di più: un collezionista di collezioni, insomma.

 

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