In attesa di scoprire, il prossimo 16 aprile, il nome del fotografo dell’edizione 2026 dei Sony World Photography Awards ecco i trenta finalisti selezionati nel concorso Professional
Sono 430.000 le immagine presentate per questa edizione dei SWPA, un numero costantemente in crescita nei quasi 4 lustri di vita del concorso, erano 419.000 per quella del 2025.
Il prossimo 16 aprile, durante la consueta cerimonia di premiazione, verranno annunciati i finalisti delle dieci categorie ( Architecture & Design, Creative, Documentary Projects, Environment, Landscape, Perspective, Portraiture, Sport, Still Life, Wildlife & Nature) e fra questi il fotografo dell’anno. Della giuria, dei premi e di tutto quello che c’è da sapere del concorso ne abbiamo parlato qui.
Ecco invece i nomi dei trenta finalisti nelle dieci categorie e qualche immagine scelta.

L’immagine qui sopra fa parte della serie “Chinese Watchtowers” della fotografa cinese Chen Liang che descrive così il suo lavoro: “molte delle torri di guardia di Jiangmen, nella provincia cinese del Guangdong, furono costruite durante il periodo della Repubblica Cinese (1912-1949) come rifugi pubblici e fortezze difensive. La maggior parte di esse fu costruita da cinesi che vivevano all’estero e che erano tornati nelle loro città natali o avevano raccolto fondi per costruirle nelle campagne, rendendole una forma architettonica unica che combina influenze sia cinesi che occidentali. Nel 2007, le torri Diaolou e i villaggi di Kaiping nel Guangdong sono stati ufficialmente dichiarati patrimonio mondiale dell’UNESCO”.
ARCHITECTURE & DESIGN
Finalists
André Tezza, Brazil
Chen Liang, China Mainland
Joy Saha, Bangladesh
In apertura, una delle immagini che fanno parte della serie intitolata “Everyday Structures” di André Trezza. Il progetto – dichiara il fotografo brasiliano – documenta i piccoli negozi di alimentari di quartiere alla periferia di Curitiba, nel sud del Brasile. Modeste strutture che formano un’architettura di resistenza che persiste anche se le grandi catene di distribuzione stanno trasformando la città. Spesso a conduzione familiare e collegati agli spazi domestici, i negozi combinano lavoro, memoria e abitazione in un unico edificio. Mentre il centro della città subisce un processo di gentrificazione, la periferia rimane culturalmente densa e visivamente vivace. La serie riflette la convinzione che la bellezza architettonica esista in luoghi ordinari e trascurati.
La foto ritrae un negozio di Campo Largo, che prende il nome da una delle figlie del proprietario. Si tratta di un’azienda a conduzione familiare integrata nello stesso edificio in cui vive la famiglia, coniugando così lo spazio domestico e l’architettura commerciale in un’unica struttura quotidiana.
© André Tezza, Brazil, Finalist, Professional Competition, Architecture & Design, Sony World Photography Awards 2026

L’immagine qui sopra mostra un insediamento isolato, simile a un’isola, caratterizzato da case e bestiame. Il tumulo naturalmente elevato si erge sopra le acque alluvionali monsoniche. Fa parte della serie realizzata da Joy Saha “Homes of Haor” che documenta l’architettura vernacolare di Ashtagram, Kishoreganj, nella regione di Haor in Bangladesh. Qui le case sono costruite su cumuli naturali che durante la stagione dei monsoni diventano isole circondate da acque stagionali, e le barche diventano il mezzo di trasporto principale. Dall’alto, gli insediamenti formano strutture distinte modellate dall’altitudine, dall’acqua e dalla funzione. Strade sopraelevate, abitazioni raggruppate e spazi per il bestiame accuratamente disposti rivelano come le comunità rurali progettano e adattano il loro ambiente costruito a un paesaggio definito dall’acqua.
CREATIVE
Finalists
Ben Brooks, United Kingdom
Citlali Fabian, Mexico
Pablo Ramos, Mexico
DOCUMENTARY PROJECTS
Finalists
Alexandre Bagdassarian, France
Colin Delfosse, Belgium
Santiago Mesa, Colombia

“Sixteen and a Half: Eight Months in a Juvenile Prison” è il titolo della serie di foto scattate da Alexandre Bagdassarian. Per otto mesi il fotografo ha documentato la vita quotidiana dei giovani detenuti in uno dei sei penitenziari minorili francesi, una delle istituzioni meno visibili del Paese. Il fotografo ha cercato di comprendere cosa significhi essere giovani e trovarsi di fronte alla prigione, non dal punto di vista dei testi giuridici o del discorso istituzionale, ma osservando le traiettorie, le voci e i corpi di coloro che vivono questa realtà. Spesso relegati al silenzio o ai margini, le loro storie vengono raccontate raramente e, quando lo sono, ci raggiungono attraverso una lente mediatica o politica, spiega il fotografo, a volte “plasmata da ideologie orientate alla sicurezza”.
ENVIRONMENT
Finalists
Isadora Romero, Ecuador
Matteo Trevisan, Italy
Shane Hynan, Ireland

Le foreste sono state a lungo descritte come spazi in cui esiste solo la vegetazione. Tuttavia, la scienza e la storia rivelano che sono sempre state territori culturali, abitati e rimodellati nel corso del tempo da molteplici gruppi umani e non umani. “Notes on How to Build a Forest” è un progetto fotografico sviluppato in Ecuador, nei territori di Mache Chindul e Yunguilla, paesaggi segnati da storie stratificate di insediamenti e relazioni con la foresta. Attraverso la fotografia documentaria e sperimentale che include tecniche a infrarossi, termiche e pinhole, nonché archivi comunitari intervenuti con funghi, la fotografa ci invita a “immaginare come altri organismi percepiscono la foresta e come la foresta, a sua volta, osserva noi”. In dialogo con le conoscenze scientifiche, il lavoro costruisce una narrazione polifonica che concepisce le foreste come spazi plurali, complessi e culturali, ampliando i modi in cui può essere concepita la conservazione.
Sono passate due generazioni da quando i primi 18 membri della comunità si sono organizzati per trasformare sia la comunità che la foresta in ciò che sono oggi. Tra dicembre 2024 e marzo 2025, una nuova generazione è stata formata per diventare la prossima guida dei progetti turistici guidati dalla comunità. Nell’immagine sopra, stanno controllando le fototrappole installate nella foresta per scoprire quali animali hanno attraversato questi sentieri.

“Where Women Keep the Earth Alive” racconta la storia delle donne che stanno plasmando il futuro ecologico e sociale del Rojava, nella Siria nord-orientale. In una regione che sta ancora riprendendosi dalla guerra e dalla frammentazione, le donne guidano la lotta per il ripristino ambientale, l’agricoltura sostenibile e l’autogoverno della comunità. Dal 2012, le comunità curda, assira, araba e armena si sono auto-organizzate secondo un modello ispirato al confederalismo democratico, integrando la liberazione delle donne e l’ecologia. Le donne gestiscono scuole, cooperative, centri sanitari e consigli locali, assicurando la loro leadership sia nella sfera sociale che in quella ecologica. Villaggi come Jinwar incarnano questa visione: guidati da donne, sostenibili e resilienti, offrono uno spazio per l’istruzione, l’autosufficienza e la vita comunitaria. Attraverso la fotografia, questo progetto cattura l’intersezione tra libertà, ecologia e comunità, rivelando un esperimento sociale radicale in cui le donne sono sia le custodi della terra che le artefici di una nuova società.
Jinwar è un villaggio eco-femminista fondato durante la guerra in Siria come rifugio per le donne. Il villaggio, alimentato in parte da energia solare, è stato costruito collettivamente e inaugurato nel 2018. Amal (nella foto in alto) è arrivata qui un anno fa e dice che “i rapporti tra le donne sono bellissimi; amo tutto qui. Spero di rinascere qui, con una mente lucida, e di vivere in pace: qui è possibile”.
LANDSCAPE
Finalists
Andreas Secci, Germany
Dafna Talmor, United Kingdom
Michael Blann, United Kingdom
PERSPECTIVES
Finalists
Fredrik Lerneryd, Sweden
Hayate Kurisu, Japan
Seungho Kim, Korea, Republic Of

“Sunny Side Up: Ritratto della genitorialità coreana più comune oggi” è il titolo della serie del fotografo Seungho Kim. La Corea del Sud si trova a un bivio. Nel 2023, il tasso di natalità del Paese ha raggiunto il minimo storico di 0,72 figli per donna, mentre oltre sei milioni di famiglie trovano ora il significato della famiglia nei loro cani. Scegliere tra un figlio e un animale domestico è diventata una realtà ironica. Tuttavia, il fotografo di questa serie ha scelto di mettere entrambi gli estremi di questo spettro “sulla padella rovente della vita”. Queste foto sono il suo “sunny side up”: una testimonianza fragile, vivace e meravigliosamente disordinata del mondo degli attuali genitori coreani.
PORTRAITURE
Finalists
Federico Borella, Italy
Jean-Marc Caimi & Valentina Piccinni, Italy
Marisa Reichert, Germany
SPORT
Finalists
Morgan Otagburuagu,
Nigeria Rob Van Thienen,
Belgium Todd Antony, New Zealand
STILL LIFE
Finalists
Daniele Vita, Italy
Gargi Sharma, India
Vilma Taubo, Norway
WILDLIFE & NATURE
Finalists
Anita Pouchard Serra, Argentina
Will Burrard-Lucas, United Kingdom
Wolfgang Duerr, Germany

Nordelta è uno dei complessi residenziali privati più famosi di Buenos Aires, in Argentina. È stato costruito su una zona umida, un ecosistema in cui il terreno è ricoperto dall’acqua, che è il principale fattore che controlla la vita vegetale e animale. Negli ultimi anni, i 45.000 residenti dell’alta borghesia del complesso hanno visto numerosi capibara entrare nel quartiere. I social media sono stati inondati di video e fotografie degli abitanti originari della zona che nuotano nelle piscine, attraversano la strada o, più tragicamente, vengono investiti o intrappolati nelle fognature. In poco più di tre anni, la popolazione di capibara è triplicata fino a raggiungere i 1.000 esemplari, portando il governo di Buenos Aires ad approvare piani di controllo della popolazione che includono la sterilizzazione selettiva e la contraccezione. Allo stesso tempo, la presenza dei capibara ha diviso la comunità, con i vicini che si schierano a favore e contro i capibara, a favore dei diritti della natura e contro la crescita urbana incontrollata sui terreni naturali.
I capibara sono animali territoriali che vivono in gruppi. Quelo della foto in alto sta pascolando vicino a un cantiere edile a Nordelta, dove il traffico umano è minimo.

Le immagini di questa serie del fotografo Wolfgang Duerr sono state scattate da una fotocamera per la fauna selvatica. Le esposizioni sono state effettuate quando gli animali hanno attivato la macchina tramite sensori di movimento, in assenza di Duerr e senza il suo intervento. Wolfgang si è occupato della preparazione e del lavoro di follow-up, installando le fotocamere per la fauna selvatica in luoghi accuratamente selezionati e valutando ed elaborando le immagini generate nel corso di diversi mesi. Il lavoro finito è quindi una coproduzione con gli animali selvatici, la cui parte decisiva – il momento in cui l’immagine viene creata – non è stata scelta dal fotografo.






