Sab 25 Maggio 2024

La vita è reale, non virtuale

Stefano Belli

“(…) la vita è reale, non virtuale, non avviene su uno schermo, la vita avviene nel mondo! Per favore, non virtualizzare la vita! Lo ripeto: non virtualizzare la vita, che è concreta. Capito?” (Sua Santità Papa Francesco, dal discorso del 29/4/2023 “Papp László Budapest Sportaréna)”

Dico la verità. In quasi mezzo secolo fra macchina per scrivere e tastiera del computer, e dopo trentotto anni di editoriali di cui ventisei per Tutto Digitale, non mi era mai capitato di affrontare – nemmeno marginalmente – temi religiosi o comunque argomenti in qualche modo legati alla spiritualità. Una scelta di fatto non presa a priori, ma frutto di alcune considerazioni, diciamo “automatiche”: in primis ovviamente perché noi siamo al servizio dei lettori che, se acquistano Tutto Digitale, si aspettano, appunto, servizi legati al mondo di tecniche ed applicazioni offerte dal potere dei numeri, dai bit, e dintorni. Vero è che talvolta usciamo un po’ dal seminato, andiamo “off topic” (secondo la terminologia di chi è più coinvolto nell’informatica), ma in genere c’è un filo rosso che lega le cose.

Altra ragione è poi l’assoluta inidoneità del sottoscritto a trattare la materia in ambito teologico e simili, in quanto privo di adeguata preparazione (materia che – andrebbe ricordato ai dilettanti allo sbaraglio, ai creatori di fake news e a tanti altri “comunicatori” inadeguati – dovrebbe essere alla base di qualsiasi esternazione giornalistica, a dire il vero, che si parli di politica, di religione o anche solo di hi-tech, ma questa è un’altra storia).

Infine, personalmente – probabilmente a causa di una razionalità caratteriale che amici e parenti giudicano eccessiva tout court – rispetto ad una materia così importante mi colloco in una posizione di assoluto agnosticismo che ovviamente mi impone estrema attenzione a trattare la materia, anzi anche solo a pensarla.

Il primo ad essere stupito, quindi, per la pubblicazione su queste pagine delle parole dedicate ai giovani da Sua Santità, Papa Francesco (tratte dal discorso del 29 aprile 2023 “Papp László Budapest Sportaréna” pronunciato durante il viaggio apostolico in Ungheria), quindi, è proprio il sottoscritto.

Del resto, indubbiamente, se le stesse parole, lo stesso concetto, le esprime una persona normale, come il vostro modesto cronista, oppure la massima autorità religiosa riconosciuta nella Chiesa cattolica, il peso del tutto sarà inevitabilmente diverso.

Peraltro Sua Santità – in un discorso che offre tanti interessanti spunti di riflessione anche a chi la pensa diversamente, e che vi invitiamo a leggere integralmente recuperandolo qui  – esprime con poche, azzeccate parole, quello che in realtà è sotto gli occhi di tutti, a voler guardare senza girare lo sguardo da un’altra parte.

In sostanza, ricorda Papa Francesco, per essere vincitori nella vita, come nello sport, bisogna puntare in alto ed allenarsi, e per maturare e crescere bisogna fare squadra nella comunità, vivendo esperienze comuni, e più avanti aggiunge “(…) Oggi invece c’è la grande tentazione di accontentarsi di un cellulare e di qualche amico – poca cosa, per favore! Ma, anche se questo è ciò che fanno tanti, anche se fosse quello che ti va di fare, non fa bene. Tu non puoi chiuderti in un gruppettino di amici e dialogare soltanto con il cellulare: questa è una cosa – permettetemi la parola – un po’ stupida. (…)”. Quindi aggiunge “(…) Il silenzio permette di prendere in mano un libro che non sei costretto a leggere, ma che ti aiuta a leggere l’animo umano, di osservare la natura per non stare solo a contatto con cose fatte dagli uomini e scoprire la bellezza che ci circonda. Ma il silenzio non è per incollarsi ai cellulari e ai social; no, per favore: la vita è reale, non virtuale, non avviene su uno schermo, la vita avviene nel mondo! Per favore, non virtualizzare la vita! Lo ripeto: non virtualizzare la vita, che è concreta. Capito?”.

La vita è reale, non virtuale, non avviene su uno schermo, la vita avviene nel mondo! Lo sappiamo tutti, ma spesso, troppo spesso, ce lo dimentichiamo, usando il web e sfruttando le sue potenzialità attraverso un moderno smartphone non per scopi davvero utili o creativi, ma più facilmente per applicazioni pratiche che chiunque può definire, analizzandole con un minimo di lucidità, inutili, stupide se non pericolose.

Qualche esempio? Leggo sulla copertina de Il Gusto, supplemento del quotidiano la Repubblica, che c’è il boom del Bubble Tea, il cui pregio principale, almeno a giudicare da titolo (“Mangia, bevi, tagga, il rito del bubble tea”) e introduzione (La bevanda che unisce thé, latte e perle di tapioca è di grande tendenza tra i giovani. Dissetante, divertente e soprattutto instagrammabile”) è di essere in primis qualcosa di taggabile, ma soprattutto instagrammabile! Accidenti: ho sempre creduto che ogni specialità enogastronomica potesse costituire, nel suo piccolo, un’occasione per scoprire e conoscere sapori e culture diverse, magari condividendoli con altri membri della comunità del bon vivre, amici con cui scambiare esperienze e sensazioni “vere”, “reali”, dal vivo. Evidentemente invece si preferisce instagrammare un piatto, magari senza nemmeno assaggiarlo, per condividerlo con la platea infinita di contatti (la quasi totalità dei quali peraltro sono perfetti sconosciuti, “numeri”con i quali si vuole fare bella figura, che a loro volta faranno a gara per essere all’altezza, e così via).

Del resto, basta andare a cena fuori per notare come le coppie spesso si ignorino, impegnate contemporaneamente con i propri cellulari, come le famiglie lascino figli giovani per tutto il tempo del pasto a guardare lo schermo dei tablet e via discorrendo… alla faccia del concetto di “esperienza a tavola, da condividere con chi ha le stesse affinità elettive (che fa rima con gustative)”.

“La scoperta di un piatto nuovo è più preziosa per il genere umano che la scoperta di una nuova stella”, frase attribuita a Jean Anthelme Brillat-Savarin (1755-1826) è probabilmente eccessiva, ma esperienze condivise “in presenza”, in qualsiasi settore lecito, hanno un valore impagabile.

Fin qui siamo nel campo dell’uso dello smartphone per scopi – a mio modesto avviso – “solo” del tutto inutili, che determinano occasioni sprecate, distrazioni da qualcosa di più importante che possa aprire la mente a nuove esperienze e alla condivisione reale e de visu. Si passa però facilmente da un uso inutile ad uno stupido, se non pericoloso. Basta dare un’occhiata alle pagine di cronaca del vostro quotidiano preferito, per saltare sulla sedia, per restare a bocca aperta. Che dire, ad esempio, di quell’autista di autobus licenziato (e ci mancherebbe!) per essere stato sorpreso a guidare senza mani mentre chattava? E di quegli altri genî che – nell’osservare un’auto che si incendia con un occupante arso vivo – invece di prestare aiuto o anche solo avvertire i soccorsi hanno deciso di filmare l’accaduto e postarlo? è ovvio, no? (no!) che è più importante aumentare il numero di follower invece di salvare una vita umana… cosa non si farebbe per questi numeri che raccontano solo la solitudine degli individui che non riescono ad avere una vita sociale “reale” soddisfacente… per ottenere numeri alla base di un presunto “successo”, c’è chi si riprende mentre lecca le tavolette del WC degli aerei (sic!), chi – durante un reportage – interrompe il racconto per riprendersi nella toilette dell’albergo mentre espleta una funzione corporea  (doppio sic!), e ci fermiamo qui, per una questione di buon gusto. Del resto, appunto, de gustibus

Per finire, ciò che non riesco davvero a capire è la quantità di persone che non smettono di “comunicare” nemmeno al volante dell’auto o addirittura di una moto o bicicletta! Se in città le file in auto diventano sempre più lunghe è anche perché molti approfittano dell’andamento lento per controllare la posta (avvesse mai scritto il Presidente della Repubblica o qualche altra personalità mondiale…), dare un’occhiata agli ultimi video inutili di TikTok ed altre indispensabili e indifferibili situazioni. Per chi è motociclista come il sottoscritto è facile notare la diffusione del fenomeno, mentre è difficile prevedere le reazioni di tali smartphonelisti (automobilisti con lo smartphone) appena vengono risvegliati dal torpore da un colpo di clacson. Ma il peggio, ovviamente, si ha con la strada libera o quasi e una maggiore velocità di spostamento: l’incidente, spesso mortale, è sempre in agguato, e, ancora una volta basterebbe ragionare per rendersene purtroppo conto…

Evidentemente, per molti smartphone addicted, i tanti, significativi spot realizzati negli anni da aziende private e organizzazioni pubbliche non sono fra i video da vedere assolutamente… su YouTube non è difficile comunque trovare tanti esempi di filmati “socialmente utili”: questi sì sono da diffondere e condividere, a dimostrazione del fatto che gli usi davvero importanti del web e degli smartphone esistono!

Stefano Belli*
(editoriale tratto da Tutto Digitale n. 156)        

PS- A dire il vero, in un “off topic” di qualche tempo fa, il sottoscritto aveva già segnalato di ritenere eccessiva l’attenzione verso gli animali domestici evidenziata da fenomeni in crescita come il cibo raffinato, “Gourmet”, o il passeggino dedicato. Una tendenza che – sempre parere personale, da parte di uno che ha avuto ed amato diversi cani – sembra oggigiorno obiettivamente fuori luogo e fuori tempo.

Per coincidenza, si è letto recentemente del fatto che Papa Francesco parrebbe aver avuto a dire qualcosa ad una signora che voleva che fosse benedetto il “suo bambino”, in realtà un cagnolino contenuto nella borsa. Naturalmente sono arrivati commenti contro queste considerazioni, credo però a sproposito.

Non trovando (probabilmente per mia incapacità) le fonti originali da studiare in dettaglio e quindi pubblicare qui mettendo la mano sul fuoco, per conoscere meglio il papapensiero mi rifaccio comunque all’Udienza Giubilare per il Giubileo Straordinario della Misericordia del 14 maggio 2016 e a quanto contenuto sul testo ufficiale, di cui qui riportiamo un estratto, nel quale, ad un certo punto, si legge “(…) Allo stesso modo, la pietà non va confusa neppure con la compassione che proviamo per gli animali che vivono con noi; accade, infatti, che a volte si provi questo sentimento verso gli animali, e si rimanga indifferenti davanti alle sofferenze dei fratelli. Quante volte vediamo gente tanto attaccata ai gatti, ai cani, e poi lasciano senza aiutare il vicino, la vicina che ha bisogno… Così non va.”

Se la memoria non mi inganna, del resto, San Francesco ricordava come l’uomo fosse al centro del tutto, e che solo successivamente vengono gli animali, l’ambiente, il creato… e di conseguenza, quindi, ci sono (o dovrebbero esserci) delle priorità di valori.

In altre parole, è probabile che come sempre la virtù stia nel mezzo: certamente, amare gli animali è giusto, per alcuni magari anche consolatorio, ma trattarli come figli (per di più viziati), in un mondo in cui ci sono tante persone che soffrono, forse è eccessivo.

La chiudo qui, ricordando che quanto esposto vuole essere solo uno spunto di riflessione, e che naturalmente in democrazia – situazione nella quale come italiani siamo privilegiati, rispetto agli abitanti di tanti paesi nel mondo – ognuno può pensarla come crede!

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*Stefano Belli da più di 50 anni si occupa di hi-tech, prima come progettista hi-fi, poi di installazioni professionali (eventi live, discoteche, cinema). Dagli anni ’70 ha collaborato con Suono, Stereoplay, Car Audio, Reflex, Fotografare, Capital e i quotidiani La Repubblica e il Sole-24 ore. Nel corso degli anni ha fondato e diretto Audio Pro, VR Videoregistrare, Videotecnica, Mr. DeeJay, Cinemax, Alta Definizione Cinema & TV HD; è cofondatore del free press Technoshopping, autore di libri tecnici, membro storico di giurie foto e video anche internazionali, ideatore e condirettore artistico dei format Villaggio Tutto Digitale e Cinema Show, direttore tecnico di Cinema & TV School. Ha fondato nel 1998 la rivista Tutto Digitale, che tuttora dirige, e più recentemente lanciato Italian Cinematographer.

Da sempre si occupa anche di cibo & vino. Nel 1998 ha fondato il Carbonara Club, e successivamente ideato e prodotto il documentario Passione Carbonara (disponibile su DVD), il fumetto e lo short movie Le avventure di Mr-Food & Mrs Wine, e organizzato i Campionati del Mondo della Carbonara con e presso Eataly Roma. Attualmente è direttore del free press Mr Food & Mrs Wine e della Guida ai Ristoranti di Roma selezionati dal Carbonara Club.

Ama la carbonara, la musica, l’architettura moderna, e colleziona di tutto, di più: un collezionista di collezioni, insomma.

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