Test estratto da: Tutto Digitale 128 - Marzo 2019

Videocamera Blackmagic Pocket Cinema Camera 4K - Prezzo: € 1.175,00 (solo corpo. Il costo è Iva escl. vincolato al cambio Euro/USD ed aggiornato continuamente)

Finalmente abbiamo avuto la possibilità di mettere alla frusta la (non proprio tascabile) nuova Pocket Cinema Camera di Blackmagic, dotata di interessanti connotati tecnici, tra cui il RAW e tanto altro, sul mercato da alcuni mesi ma ancora distribuita con il contagocce. Il risultato? Molte luci e qualche ombra...

Blackmagic  Pocket Cinema Camera 4K

Negli ultimi quindici anni lo sviluppo della cinematografia digitale ha permesso ad alcuni nuovi produttori di gettarsi nell’area delle macchine da presa, ma solo pochi sono riusciti a conquistare quote di mercato davvero significative. Pensiamo a RED, nata da zero proprio per costruire mdp, e Blackmagic, che era attiva nel mercato televisivo con schede di cattura, accessori ed altre attrezzature specifiche per il broadcast.
Oggi ci occupiamo di provare una macchina di quest’ultima azienda, una camera che potremmo definire dei desideri, non solo per il suo costo decisamente popolare, ma poiché, date le rarissime consegne da parte della casa madre, i tempi di attesa sono degni di una fuoriserie rossa a quattro ruote.
Blackmagic sta ripetendo un po’ quanto successo con la prima Cinema Camera 2.5K e la successiva Production 4K, caratterizzate da liste di attesa, in alcuni casi, anche di un anno… La Ursa Mini Pro invertì invece questa abitudine, ed al momento della presentazione alla stampa, Blackmagic aveva già prodotto uno stock di camere in grado di soddisfare gli ordini da subito.

La tascabile

Anni fa Blackmagic aveva introdotto la prima Pocket Cinema Camera, una macchina da presa digitale compatta con le sembianze di una fotocamera, dotata di un sensore super 16 ed attacco ottico MFT, micro quattro terzi. Dotata di una buona resa e di un costo d’acquisto davvero accessibile, era riuscita ad ottenere un discreto successo di pubblico, utilizzata da videomaker alle prime armi e con budget ridotto.
L’anzianità del progetto, la mancanza del 4K e l’assenza di parti di ricambio hanno spinto però Blackmagic a presentare, al NAB di Las Vegas 2018, una nuova edizione della pocket: la Pocket Cinema Camera 4K. Una macchina che in realtà, in comune con il primo modello ha solo il costo ridotto e la denominazione, che ora non dice più la verità. Dimensioni, peso e caratteristiche sono infatti più vicine alle sorelle maggiori, oggi pensionate, Cinema Camera 2.5 e 4K; di pocket, tascabile, è rimasto solo il nome, essendo la nuova arrivata molto più grande anche di una mirrorless full frame.

Il cuore del sistema

La differenza fondamentale, rispetto alla prima Pocket, sta nel sensore. La Pocket ‘prima versione’, pur basata su un attacco ottico micro quattro terzi, era dotata di un sensore più piccolo, di dimensioni equivalenti al Super16 (12,52 x 7,41 mm). La nuova 4K è dotata invece di un’unità da 18.96 x 10mm, moderna, dotata di 13.1 stop di gamma dinamica e dual ISO (400 e 3200). è possibile impostare il guadagno fino a 25.600 ISO, che per Blackmagic rappresenta una grandissima novità (nei precedenti modelli avevamo visto sensori molto pigri). Sul numero 123 di Tutto Digitale abbiamo pubblicato la prova della Ursa Mini Pro, macchina da presa digitale molto valida, che però si fermava al massimo a 1600 ISO (tra l’altro mostrando anche tanto rumore). Un recente aggiornamento ha spostato la soglia massima in ripresa a 3200.
Si vocifera, ma Blackmagic non conferma nulla in proposito, che la Pocket 4K utilizzi lo stesso sensore di altre macchine del recente passato.
Intorno al sensore, Blackmagic ha costruito però una sua personale interpretazione di cinema camera, dotandola di registrazione RAW interna a 12 bit, e di una serie di caratteristiche professionali, a partire, ad esempio dall’audio.
La camera è dotata di due vistosi microfoni frontali e di un ingresso mini jack stereo a cui si aggiunge un utile ingresso audio XLR, anche se nel formato mini. Questo necessita quindi di un cavo adattatore, non fornito in dotazione, ma acquistabile direttamente da Blackmagic.
La camera può anche registrare il timecode prelevandolo dall’ingresso mini jack. Non manca la presa cuffie per monitorare l’audio prima e durante le riprese.
Tra le altre connessioni segnaliamo il connettore HDMI full size, una presa di alimentazione ausiliaria (con sistema di aggancio sicuro ma non sempre pratico da scollegare), e la funzionale porta USB type C che consente sia di alimentare la camera e caricarne la batteria, sia di collegare SSD esterni per la registrazione anche in RAW, al massimo della qualità e del frame rate.
La Pocket è dotata di due slot per schede di memoria; uno CFast 2.0, che consente di registrare sulla scheda tutti i formati in RAW, ed uno SDXC UHS-II, che permette di usare quasi tutte le opzioni di cattura, salvo alcune 4K a 60 fotogrammi al secondo. Il supporto degli SSD esterni è molto interessante, ed apre una nuova frontiera, offrendo prestazioni elevatissime in scrittura e lettura e consentendo di fare l’editing direttamente sul disco. Il tutto, con un costo per GB contenuto rispetto alle per le schede di memoria. Le CFast hanno infatti conservato costi elevati ed anche le SD UHS-II sono piuttosto esose.

Senza filo

La Pocket 4K è dotata di Bluetooth per il controllo remoto, ma curiosamente Blackmagic mette a disposizione degli utenti solo un’App per iPad, mentre riserva a tutti gli altri utenti iOS ed Android solo un kit di sviluppo per realizzarne una propria. Attualmente su Google Play sono presenti due applicazioni; la prima, gratuita ed estremamente basilare, permette di avviare e fermare la riproduzione, mentre i parametri di ripresa possono essere solo visualizzati ma non variati.
La seconda, disponibile a pagamento, completa, viene proposta a circa 3,00 euro.
Abbiamo provato la prima più che altro per verificare l’accoppiamento con lo smartphone, che è stato agevole ed immediato; il funzionamento, nella sua semplicità, è stato esente da problemi.

Effetti collaterali

A differenza della concorrenza giapponese, che sottolinea sempre con orgoglio la realizzazione del telaio in magnesio, per conferire leggerezza e rigidità, Blackmagic ha scelto una tecnica innovativa, utilizzando fibra di carbonio e policarbonato. In questo modo, i tecnici australiani sono riusciti ad ottenere, a dispetto delle dimensioni generose, un peso contenuto ed un’elevatissima resistenza ad urti e cadute accidentali, anche se abbiamo riscontrato un problema inedito.
Una volta montata l’ottica, anche se non particolarmente lunga e pesante, in fase di ripresa abbiamo notato degli spostamenti in verticale dell’inquadratura durante la messa a fuoco manuale, anche se la camera era sostenuta da un buon cavalletto. Osservando bene la camera abbiamo visto che basta appoggiare la mano sulla ghiera del fuoco per far deformare elasticamente il corpo, causando uno spostamento verso il basso dell’angolo di inquadratura.
Questa situazione è probabilmente originata da una somma di fattori, dal materiale utilizzato per il telaio, al design, di forma trapezoidale, con la filettatura per la vite di fissaggio posizionata a ridosso del bordo anteriore che offre una superficie di appoggio minima sulla piastra del cavalletto.
Questo è un problema che si risolve facilmente, dotando la Pocket 4K di un kit di sostegno per camera ed ottica con canne, o un cage, accessorio che molti operatori cinematografici userebbero comunque. Certo ciò costituisce un ostacolo per chi, per viaggio o altre necessità, ha bisogno di ridurre al minimo le attrezzature da mettere nello zaino, o che una volta in giro, avrebbe bisogno di passare inosservato.

Sagomata ad hoc

Peccato, perché in mano, così com’è, la Pocket 4K ci sta bene. La forma dell’impugnatura si adatta perfettamente alla mano destra e tutti i comandi fisici sono disposti in maniera corretta. I tasti di rec e di scatto fotografico sono a portata di indice così come la rotella multifunzione anteriore, ed i tasti per la sua commutazione, da iris, standard, ad ISO, shutter e bilanciamento del bianco. Singolare la presenza di un secondo tasto rec in posizione più arretrata per agevolare i selfie video.
Nella parte superiore ci sono lo switch di accensione e tre tasti funzione personalizzabili.
Sul dorso, alla destra del monitor, in posizione separata, due tasti fisici permettono di regolare esposizione e fuoco automatici “One touch”, per aiutare il videomaker prima di cominciare la ripresa.
Più in basso troviamo altri quattro pulsanti, che attivano e disattivano, rispettivamente, la modalità High Speed HFR, senza passare dal menù, il magnifier del monitor, il menu e la modalità di riproduzione.

E che touch!

Come ormai da tradizione Blackmagic, la Pocket 4k implementa un touch screen avanzato ma allo stesso tempo pratico ed intuitivo. L’hardware è rapido e preciso ed il software è perfetto, sia nella gestione del menu, sia nel cambiamento dei parametri di ripresa e visualizzazione che si fanno direttamente sullo schermo. E’ tutto intuitivo; bisogna solo ricordare è che alcune funzioni non si possono gestire da menù ma solo premendo sulle icone dello schermo. L’editing dei metadati, molto completi, è praticissimo; chi fa cinema o produzione ‘seria’ troverà questa caratteristica davvero importante. Interessante l’implementazione di due gesture, una per far apparire e scomparire l’editor dei metadati, l’altra, scorrendo il dito in verticale, per far apparire e scomparire tutte le sovrimpressioni dal display.

Vietato cancellare

In un menu touch così completo e funzionale si sente però una mancanza. Nella sezione di riproduzione non si possono cancellare clip indesiderate. Può capitare di far partire per errore la registrazione, oppure di non arrestarla, e riempire tutta la scheda. Senza avere a disposizione un computer e un’altra scheda si ha un problema, perchè non potendo cancellare non è possibile fare posto per le ulteriori clip da registrare. L’unica opzione che possibile è formattare, ma in tal caso si perderebbero anche le clip occorrenti…
Abbiamo parlato del problema con Blackmagic, ci hanno risposto che per ora hanno preferito non implementare la funzione per una questione di sicurezza, ma hanno annotato la nostra richiesta nella wishlist. E magari…

È fisso, peccato!

Il monitor ‘grande’ è certamente interessante, ma sulla Pocket 4K, almeno chi viene da una mirrorless, dovrà adattarsi ad una grande rinuncia, quella del viewfinder. Quasi tutte le concorrenti, salvo la Sony A7III e la nuovissima Canon EOS RP, che ne hanno uno leggermente meno risoluto, hanno un’unità top da 3.6 milioni di punti, che permette, in qualsiasi condizione di luce ambientale, di avere una percezione perfetta della scena.
Sulla Pocket 4K il possente monitor da 5”, seppur dotato di buona definizione e luminosità, per forza di cose non riesce a supportare le esigenze di chi gira in esterni. Basta un po’ di sole alle spalle per renderlo completamente inutilizzabile. La sua utilità è peraltro limitata dal montaggio im posizione prefissata, senza alcuna possibilità di orientamento, né verticale né orizzontale. Sebbene l’angolo di visione sia più che buono, per valutare con precisione il fuoco bisogna essere perpendicolari allo schermo, e né l’autofocus One time, né il peaking aiutano abbastanza. Il primo perché è spesso impreciso, mentre il secondo a volte non riesce ad evidenziare alcunché, anche utilizzando il piú alto dei tre step di regolazione.

Stabilizzare? No, grazie!

L’appartenenza al settore delle cinema camera piuttosto che a quello delle mirrorless è sottolineato dall’assenza dell’ormai comune IBIS, stabilizzatore integrato direttamente sul sensore. Abbiamo già parlato in occasione della prova della Panasonic GH5S di come – in alcune circostanze – quando si opera con gimbal o altri sistemi esterni, l’IBIS possa essere controproducente, anche se disattivato. Quindi, in caso di riprese a mano libera, è necessario, dotarsi, ancora una volta, di attrezzature ad hoc, tenendo conto che peso ed ingombro contenuto della Pocket 4K permettono di usare gimbal & co. leggeri e non troppo onerosi, senza problemi. Nota positiva è il supporto di obiettivi con stabilizzazione ottica, che può essere disabilitata dal menu in caso di necessità.

Batteria, croce e delizia

La Pocket 4K ha avuto sinora un’altra caratteristica da fuoriserie, il consumo. Blackmagic ha fatto una cosa molto apprezzabile, dotando la macchina del supporto per un tipo di batterie quasi universale, le LP-E6 delle reflex Canon, economiche e molto diffuse tra i videomaker. Durante il primo periodo di prova, a dispetto della buona capacità da quasi 2000mAh, la camera ha consumato così tanto da ‘bruciare’ un accumulatore in pochissimi minuti, cosa peraltro aggravata collegando un disco SSD esterno alla porta USB type C. Per non contare, oltre al consumo, lo spegnimento della macchina senza preavviso, anche nel caso di indicazione di uno stato di carica elevato. Fortunatamente il nuovo firmware 6.1 sembra aver risolto buona parte di questi problemi. Le note di rilascio parlano infatti del miglioramento dell’efficienza energetica.
In effetti, sulla camera in prova, una batteria – prima dell’aggiornamento quasi esaurita – dopo l’update, come per magia, è risultata come carica al 100%, ed abbiamo potuto continuare ad utilizzarla. Da notare che la camera ha una funzione interessante, che permette di visualizzare lo stato della batteria sia in percentuale visiva, come fanno tutte le macchine, sia con il voltaggio in tempo reale, ad anticipare possibili problemi e spegnimenti.
Il nuovo firmware ha inoltre risolto una serie di altri problemi, soprattutto sull’audio, con livelli di registrazione particolarmente bassi, e velocizzato la messa a fuoco automatica, che prima era un po’ stile anni ‘80. Anche se…

Update un po’ complesso

Aggiornamento positivo insomma, se non per la procedura. Questa ovviamente richiede l’installazione di un software, che nella versione Windows ha una serie di problemi. Sul manuale si raccomanda di usare le porte USB 3.1 Type C. Con questo collegamento, la camera non viene proprio riconosciuta; via USB 2.0, la Pocket CC viene accettata, ma il nuovo driver 6.1 non installa correttamente la macchina, e quindi, il software Blackmagic non rileva la versione di firmware attuale, e lanciando l’aggiornamento, lo stato di avanzamento resta sullo 0% per alcuni minuti, sino alla comparsa di un messaggio d’errore che avverte che l’aggiornamento è fallito. Tutto regolare invece con le vecchie versioni di software.
Problemi di aggiornamento simili, sulle porte USB Type C anche su Mac OS, mentre collegando la camera su porte USB 2.0, siamo riusciti finalmente ad aggiornare! Abbiamo provato su vari computer e verificato che anche sul forum di Blackmagic tanti utenti segnalavano medesime difficoltà. Non resta che sperare che, quando leggerete queste righe Blackmagic, abbia rilasciato un fix. Nel frattempo, un ringraziamento al lettore Fabio Lazzari, uno degli happy few a possedere una Pocket 4K in Italia, che ci ha segnalato come ha risolto il problema.

Accessori essenziali

Per quanto detto finora, è evidente che per poter girare in maniera efficace, bisogna necessariamente equipaggiare la macchina con una serie di accessori comuni nel cinema, ma che molti videomaker indipendenti non usano spesso.
Servono quindi un po’ di cose: innanzitutto, come già detto, un supporto per dare solidità alla camera, come un cage dotato di supporto a canne per l’ottica, un kit di alimentazione esterno, magari basato sulle batterie V-Lock ed un monitor o un viewfinder orientabile. Da non tralasciare poi la necessità di filtri ND esterni. Molti videomaker ne fanno a meno sulle mirrorless più recenti, in quanto lo shutter permette di parzializzare la luce in ingresso, impostando dei tempi ridottissimi (in media fino a 1/8000s, ma alcune macchine si spingono fino a 1/32000s): ormai ci siamo abituati all’effetto “Salvate il soldato Ryan”.
Con la Pocket 4K, il valore massimo di otturatore dipende dal frame rate selezionato per la ripresa. In 4K a 24p e 30p, il massimo utilizzabile è 1/960, che diminuisce a 1/800s a 25p, per poi salire a 1/1600 a 50p e a 1/1920s a 60p. In modalità high speed, che Blackmagic chiama “Off Speed”, con la superficie del sensore windowed, parzializzata, e risoluzione di registrazione Full HD, è possibile salire con la velocità fino ad 1/3840s. Ovviamente, trattandosi di una cinema camera, il valore dello shutter – oltre che in tempo – può essere espresso in gradi di apertura, spaziando da 360 ad 11.2°.

Action!

Dopo tutte queste premesse, è finalmente arrivato il momento di girare. Una fase che ci accingiamo ad effettuare con grandi aspettative, soprattutto per la notte, visto che la Ursa Mini Pro aveva mostrato qualche debolezza proprio lí.
Innanzitutto spieghiamo come funziona il dual  ISO. Il sensore ha un doppio circuito, uno con base a 400 ed il secondo a 3200 ISO. La scelta dei due valori è automatica, ed avviene in relazione alla selezione del guadagno da parte dell’utente. Impostando l’ISO da 100 a 1000 è attivo il primo step, da 1250 è attivo il secondo.
Effettuando una ripresa in RAW con ISO compreso tra 100 e 1000, il valore sarà solo virtuale. In post produzione potremo scegliere in modo non distruttivo, qualsiasi valore, sempre compreso tra 100 e 1000. La stessa cosa succederà quando la macchina utilizzerà il secondo ISO, ma in questo caso solamente tra 1250 e 6400 ISO.
Quando si imposteranno valori superiori, il concetto del RAW sparisce ed il valore del guadagno resterà legato indissolubilmente alla clip e non si potrà cambiare in post.
Il rendimento del primo ISO è studiato per dare il meglio di sé con tanta luce e quindi, di notte o al chiuso, attorno a quella che potremo definire la linea di confine, sarà necessario impostare un ISO più alto e parzializzare la luce in ingresso, con l’otturatore o il diaframma, o ancora meglio, se c’è del margine, far entrare più luce possibile. Il tutto, ovviamente, evitando il clipping nelle alte luci, limitando l’esposizione in post, così come avevamo visto nel workflow RED.
Per evitare clipping nelle alte luci, visto che il monitor non ha la stessa gamma dinamica da 13 stop del sensore, la Pocket 4K ci mette a disposizione l’utile l’istogramma, anche se quando si interviene sui parametri di ripresa, lo strumento scompare per fare posto ad uno slider di regolazione. Suggeriremo a Blackmagic di farli coesistere.
Un altro strumento utile alla comprensione della giusta esposizione è il false color, che permette di capire quando l’esposizione sui toni della pelle è corretta. Di default il primo dei tre tasti programmabili è assegnato a questa funzione.

Immagini soft

Tutte le immagini (quelle girate di giorno comprese), prese così come escono dai file sono generalmente molto sfumate e prive di dettagli, anche dopo aver applicato la LUT corretta per il ripristino del contrasto e della saturazione. Durante la ripresa, per valutare correttamente ciò che si riprende, da menu è possibile selezionare una LUT, in modo da avere nel monitor una visione coerente e riuscire ad interpretare al meglio il punto di fuoco. Ce ne sono due già standard, Blackmagic Video ed Extended Video, da impostare in base al profilo con cui si gira, ma l’utente ne può caricare fino ad un massimo di 10, per previsualizzare determinati look. Sono supportate LUT da 17 a 33 punti, con una dimensione massima di 1,5 MB ciascuna.

Manca il denoiser

Sulle immagini girate di notte, con qualsiasi ISO da 800 in poi, quindi con entrambi i setting, il rumore video è evidente. Non è una sorpresa, visto che manca un denoiser, il dispositivo che riduce il rumore presente in genere in tutte le camere giapponesi. Come vedremo più avanti, questa funzione è delegata al workflow di post produzione.
Ciò non vuol dire che però la Pocket 4K non sia valida in situazione si scarsa illuminazione ambientale.
In effetti si può salire tanto con gli ISO, anche se va fatto con attenzione, visto che il monitor interno non lo mostra e fa pensare che ci si possa spingere sempre fino a 25.600…
Attenzione quindi, girando con ISO molto alti, e registrando in RAW in modalità compressa 3:1 o 4:1, visto che viene registrato video senza denoising, e, anche se il bitrate resta elevatissimo, sono visibili piccoli artefatti di compressione, comunque fastidiosi alla visione anche se di entità non eccessiva.

Confronti interessanti

Per valutare le immagini abbiamo usato un paio di concorrenti più o meno dirette, la Panasonic GH5S, e la Nikon Z6.
La prima condivide con la Pocket 4K alcune caratteristiche, anche se si tratta di una macchina del tutto diversa e peraltro l’azienda  giapponese per il prossimo futuro punterà molto, anche e soprattutto per il video, sui modelli S e S1 con L-mount, di livello superiore.
La Nikon Z6, con il nuovo Z-mount, è ben diversa dalla Pocket, ma è stata presa in considerazione perché nel nostro recente test ha fornito risultati che ne fanno uno dei riferimenti attuali della categoria, e presto sarà la prima mirrorless a registrare in RAW (anche se con un recorder esterno ed un budget maggiore).
Dopo il denoiser applicato in post, che toglie inevitabilmente dei dettagli, la Pocket 4K ha prodotto immagini molto simili a quelle della GH5S, sebbene quest’ultima usasse un codec più compresso. Le due camere condividono poi la tendenza a generare aliasing sulle linee sottili oblique; si nota una certa azione del filtro passa basso a compensare gli artefatti del debayering.
La Nikon Z6, grazie al sensore full frame, riesce a spuntare risultati migliori, nonostante il codec interno abbia un bitrate massimo ridotto a meno di 150Mbps, e non disponga di una modalità Log in camera. Certamente, non appena sarà disponibile, proveremo il RAW della Z6, che attualmente non gira in DCI ed in 4K supporta al massimo il 30p.
Non escludiamo di pubblicare presto, sul nostro canale YouTube, una serie di video mettendo a confronto i risultati forniti dalla Blackmagic, con alcune possibili alternative, in modo che ognuno possa giudicare da solo le differenze.

Rolling Shutter e HDR

Sul fronte del rolling shutter, la Pocket 4K si allinea a Panasonic GH5S e Nikon Z6, e quindi risulta essere tra le migliori della categoria; per fare meglio bisogna scomodare macchine da presa del Monte Olimpo. Le deformazioni sono gestibili durante carrellate orizzontali ed anche le oscillazioni a mano libera non danno origine ad un wobble troppo fastidioso, nonostante l’assenza dello stabilizzatore.
E veniamo all’HFR, la modalità ad alto frame rate, impostabile sia per il progetto che per la registrazione. In fase di ripresa la camera mostrerà il timecode o la durata accelerati, ed in riproduzione il video già rallentato. La modalità di attivazione è presente anche in 4K sfruttando la possibilità di registrare fino a 60p. In Full HD, con il sensore finestrato, ci si può spingere fino a 120p, con l’insorgenza di un fattore di crop. Definizione e gamma dinamica delle immagini si riducono, così come succede alle macchine concorrenti.

Gestione audio ottima…

Abbiamo già parlato delle numerose sorgenti audio; adesso completiamo il discorso analizzando la gestione, che, come vedremo, è eccellente. Direttamente sul display vengono mostrati i livelli dei due canali audio di registrazione. Premendo sul touch si apre un pannello che permette di regolare i volumi separatamente per i canali left, right e la riproduzione. Dato che la macchina dispone di molti ingressi, nel menu la voce apposita permette di impostare tramite una matrice cosa registrare in ciascun canale, scegliendo tra tutte le sorgenti e permettendo di selezionare anche tra ingressi di linea e microfonici. Su alcune mirrorless per avere una gestione simile bisogna acquistare interfacce opzionali da installare sulla hot shoe, investendo qualche centinaio di euro. L’unica accortezza da avere è quella di non dimenticare a casa l’adattatore da mini a standard per l’unico ingresso XLR; disporre di una coppia di ingressi certo sarebbe stato preferibile.

… resa non altrettanto

A proposito di perfezionamenti… Anche se un professionista o utente esigente difficilmente utilizzerà i microfoni integrati, la qualità dei due dispositivi va migliorata. Sulle mirrorless di ultima generazione abbiamo registrato audio ambiente di qualità eccelsa; è un piacere riascoltare i suoni di boschi e luoghi ameni. Sulla Pocket 4K l’audio registrato è invece appena sufficiente.

Il workflow Raw

Sebbene i file non siano proprietari e riconosciuti dai software di editing più diffusi, ci siamo concentrati sull’editing con il programma di montaggio Da Vinci Resolve 15.2 di Blackmagic, non solo per le sue attitudini al color grading (basti vedere in quanti film sia abitualmente utilizzato), ma soprattutto per essere certi di usare un programma che sviluppi al meglio i file prodotti dalla Pocket 4K. La quale è fornita con una licenza della versione completa, la Studio, che da sola costa circa 3 banconote da 100 euro.
Girando in RAW, i file generati sono CinemaDNG, ovvero per ogni ciak viene generata una cartella che contiene ogni singolo fotogramma ed un file wav separato per l’audio. Selezionando tutti i file della sequenza ed il file audio, Resolve accoppia tutto in una sola clip. Allo stesso modo, affidando al software la scansione di un intero disco o cartella, Resolve automaticamente riconosce tutti i file e genera in pochissimo tempo le clip virtuali necessarie al montaggio.
Qualora si aggiungano altre cartelle contenenti file RAW nello stesso percorso, alla scansione successiva, Resolve riconosce i file che aveva già importato ed aggiunge alla bin solamente i nuovi.
Il workflow per lo sviluppo dei RAW non è molto differente da quello che abbiamo visto  per Red ed è identico a quello della Ursa Mini Pro.
Nella sezione Camera RAW di Resolve ci sono tutti gli elementi utili allo sviluppo ed ad un primo grading dei file. Si può impostare un singolo look per tutte le clip della timeline, adottando anche la corretta LUT, oppure si può procedere per clip, andando ad intervenire su decine di parametri. Molte delle impostazioni che adottiamo in camera, come ISO e bilanciamento del bianco, sono virtuali e quindi tutte le variazioni sono non distruttive. Come abbiamo detto prima, per sfruttare al meglio la camera bisogna tenere lontano il rumore, facendo entrare quanta più luce possibile sul sensore; però, rispetto alla Ursa Mini Pro, non abbiamo trovato la stessa capacità, riportando il video nello spazio colore Rec.709, di recuperare dettagli dalle zone apparentemente sovraesposte. Anche l’istogramma in fase di ripresa evidenziava che anche un minimo di variazione nell’esposizione, portava da metà scala al clipping nelle alte luci, ossia la perdita dei dettagli nel bianco. Nella sezione camera RAW di Resolve, un check box permette di abilitare l’highlight recovery, che fornisce una piccola percentuale di tolleranza in più. I parametri essenziali per ripristinare i dettagli e permettere alla Pocket 4K di competere con la GH5S sono sempre nella sezione Camera RAW di Resolve. Mentre Sharpness permette di lavorare di fino ed il suo effetto è meno marcato, “midtone details” è indispensabile, e bisogna portarlo da 0 a circa 50. In questo modo si riesce finalmente a vedere il potenziale della camera.

Denoising

Veniamo infine alla noise reduction. Sebbene sia indispensabile in condizioni di scarsa luminosità, la riduzione del rumore può essere necessaria anche di giorno, soprattutto quando si gira ad alta velocità per realizzare gli slowmotion. Resolve consente di applicare due stadi di noise reduction, temporale e spaziale, ed utilizzandoli entrambi si ottengono risultati molto efficaci, anche perchè il rumore generato non è soggetto al fastidioso pattern verticale ed all’eccesso di falsi colori della Ursa Mini Pro. Bisogna solo bilanciarne l’azione per evitare di eliminare troppi dettagli e non pesare troppo sulle risorse del PC (i requisiti hardware per effettuare il grading in scioltezza restano molto elevati). La workstation che abbiamo utilizzato era equipaggiata con un processore molto potente, 10 core con clock impostato a 4,5GHz,mentre la scheda grafica era una Nvidia GTX 1050TI con 4GB di RAM GDDR5 ed 8GB di memoria di sistema condivisi. Senza applicare la noise reduction, la workstation divorava clip su clip, disposte su più layer, anche con vari nodi di grading e nell’inspector. Abilitandola la musica cambia completamente. Anche la riproduzione di una singola clip avviene a scatti, sebbene il display indichi il valore di fps del progetto. Spingendo sui parametri e sui fotogrammi da elaborare per il confronto, spesso appare un messaggio d’errore che avverte che la memoria della scheda grafica è esaurita e che quindi dobbiamo ridurre la complessità del progetto.
Questo per dire che per montare o fare grading con efficacia sui file della Pocket 4K è necessario dotarsi di una macchina super, con tutti i componenti al top.

Conviene oppure no?

Sebbene  non sia ancora dotata del nuovo codec Blackmagic RAW, la Pocket 4K ha dimostrato di avere una serie di numeri davvero interessanti, soprattutto tenendo in considerazione il prezzo, che non ha paragoni nell’intero panorama mondiale: 1175 euro+IVA, ovvero circa 1.443 euro con una licenza di Resolve Studio compresa.
Chi si aspetta però di poter operare professionalmente con questa spesa però si sbaglia. La Pocket 4K da buona cinema camera richiede una serie nutrita di accessori per poter riprendere correttamente, che fanno salire il costo della soluzione e diminuiscono la praticità per i lavori veloci, quelli che gli americani chiamano “Run & Gun”.
Quello di cui si sente maggiormente la mancanza sono un viewfinder integrato, che tutte le mirrorless hanno, e l’orientabilità del monitor, (pur grande e valido). Rispetto alle colleghe, la macchina non è tropicalizzata e le prese d’aria fanno capire quanto sia indispensabile proteggerla durante le riprese esterne, non solo da pioggia ed umidità, ma anche da polvere e sabbia.
Le superfici esterne lisce sono fatte con una plastica poco appagante al tatto, ma bisogna dare merito all’ergonomia, da Oscar, grazie all’interazione di un menu touch perfetto e di tanti ed utili tasti fisici.
Confrontandola con la sorella maggiore, la Ursa Mini Pro, la Pocket 4K si comporta sicuramente molto meglio in situazioni di scarsa luminosità, ma il riscatto delal prima avviene quando il sole o il direttore della fotografia forniscono i mezzi per illuminare al meglio la scena, dove la URSA riesce a produrre immagini di livello decisamente superiori, giustificando, assieme alla presenza dei filtri ND, un costo maggiore di circa 4 volte. Ciò dimostra che la capacità del RAW di memorizzare tante informazioni è importante, ma sensore e camera devono essere in grado di ‘riempire’, e che ancora una volta, dovremo attendere per avere una macchina sola che riesca a coniugare tutte le esigenze di un moderno videomaker o di una troupe cinematografica, e con un budget ridotto. Noi continueremo la ricerca per voi; a presto!

Paolo Castellano

 

Pagella

ESTETICA      7/10
Linea originale, molto personale, che richiede un minimo di assuefazione allo sviluppo molto esteso in orizzontale. Sembra più una fotocamera ‘grande’ che una cine camera ‘pocket’, come indica il nome.
COSTRUZIONE    7/10
I gusci plastici esterni e il gioco dei tasti non comunicano una grande sensazione di solidità. Molto buone le parti gommate dell’impugnatura. Giunture e prese d’aria espongono la camera agli agenti atmosferici. Voto comunque più che sufficiente in considerazione del costo.
VERSATILITA’    8/10
Formati video completi, incluso il 4K DCI fino a 60p. Un tasto permette di realizzare anche scatti fotografici, tuttavia al momento non è possibile rivederli in camera, ma solo dopo averli scaricati su un computer. Manca il mirino; il monitor è ampio, ma non orientabile.
PRESTAZIONI  8/10
Buone a 360°, considerando che il sensore ha una superficie ben minore non solo del Full Frame ma anche dell’APS-C. La Pocket non riesce a riprodurre gli acuti della sorella Ursa Mini Pro in condizioni di luce favorevole, ma si adatta meglio alle condizioni difficili, grazie al sensore dual ISO. Rolling shutter abbastanza contenuto e gestibile. 4K DCI fino a 60p, e FHD sino a 120p ma con fattore di crop. Audio interno da migliorare.
RAPPORTO Q/P      8/10
Ottimo. Tenendo conto della licenza di Resolve in dotazione, il costo della macchina – alla quale, attenzione, bisogna aggiungere però non solo un’ottica ma anche vari ‘accessori necessari’ per un uso completo – è veramente popolare.

PRO
✔  Supporto 4K DCI sino a 60p
✔  Workflow RAW
✔  Prores in tutte le sue varianti
✔  Slot SD UHS-II e CFast, e porta USB-C per SSD esterni
✔  Prezzo alla portata di tutte le tasche
CONTRO
✔  Articolazione monitor assente
✔  Viewfinder non incluso
✔  Assenza codec long gop
✔  Impossibile cancellare clip video direttamente in camera
✔  Necessità di accessori extra

Costruttore:  Blackmagic Design, Australia
Distributore: Rete di rivenditori autorizzati www.blackmagicdesign.com

Caratteristiche dichiarate dal costruttore

Sensore: CMOS dual ISO con base a 400 e 3200 ISO.
Dimensioni sensore: 18.96 mm x 10 mm.
Gamma dinamica massima in stop: 13.1 tra 0 e 1000 ISO, 12.3 tra 1250 e 6400 ISO, 11.8-10.7 tra 8000 e 25.600ISO.
Attacco ottiche: MFT attivo.
Stabilizzatore: IBIS non presente, supporto per ottiche stabilizzate di terze parti.
Otturatore: Elettronico, con velocità massime correlate al frame rate di ripresa.
Autofocus: One push autofocus.
Esposizione auto: One push selezionabile tra shutter, shutter+iris, iris+shutter.
Schermo LCD: Touch da 5″ con risoluzione di 1920×1080 pixel.
Schede memoria: Doppio slot, uno per Card SDXC UHS-II da 312MBps e CFast 2.0 da 600 MBps, supporto per SSD esterni via USB type C.
File System: selezionabile tra exFat, compatibile Mac OS/Windows ed HFS+ solo Mac
Formati video: da 4K DCI RAW a 60p a Full HD windowed a 120p.
Codec video RAW: CinemaDNG, con compressione lossless, 3:1 o 4:1.
Codec video addizionali: Apple Prores 4444 XQ, ProRes 4444, ProRes 422 HQ, ProRes 422, ProRes 422 LT e ProRes 422 Proxy.
Video High-Speed: Registrazione sino a 120fps in 2K/FHD con crop del sensore
Audio: microfono stereo integrato, ingresso mini jack stereo e XLR mini per microfoni pro. Comandi regolazione volume via touch. Presa cuffie per il monitor.
Dimensioni e Peso: 178,1 mm (L) x 96 mm (H) x 85,5 mm (P), 722 g (senza accessori)
Dotazione a corredo: Coperchio antipolvere per sensore, Alimentatore 30W, Batteria tipo LP‑E6, Scheda SD con software e manuale, DaVinci Resolve Studio con codice di attivazione.

 

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