Mar 25 Giugno 2024

Camera Panasonic AU-EVA1

Test estratto da: Tutto Digitale 119 – Febbraio 2018
Camera
Panasonic
AU-EVA1
– Prezzo: € 7.290,00 IVA 22% esclusa SOLO CORPO
In prova la nuova cinema camera di Panasonic di fascia media, che si fa notare per il design curato ed essenziale e per il sensore di nuova concezione “dual ISO”
PANASONIC AU-EVA1

Ci sono poche aziende ad avere una grande tradizione, lunga vari lustri, nella produzione di camcorder con grandi ambizioni video e cinematografiche. Panasonic è una di queste, e da decenni, in particolare con l’avvento e la crescita del digitale, occupa uno spazio molto importante nella vita e nel cuore dei videomaker e delle produzioni, sia quelle ad alto budget che quelle indipendenti. Per queste ultime, ricordiamo una serie di prodotti molto riusciti che hanno fatto la storia negli ultimi 20 anni, a partire dal DVX100. Un camcorder miniDV, il primo con il fuoco a corsa fissa, usato tantissimo con adattatori per lenti cinema e foto, per creare il bokeh, allora limitato alle produzioni ‘cine’ in pellicola. Le dimensioni dei sensori delle macchine elettroniche all’epoca erano infatti per lo più limitate ad un terzo di pollice e solo le più costose potevano contare su CCD da due terzi di pollice, che seppur ritenuti ‘grandi’ in quel periodo, corrispondono a una frazione di un sensore S35 odierno.
Dopo la DVX100, Panasonic continuò sulla strada aperta con altre videocamere notevoli, sino alla presentazione della AG-AF101, una ‘game changer’ che ha rappresentato una vera svolta per il settore. Una macchina piccola ed economica rispetto alle caratteristiche, sviluppata espressamente con ambizioni cinematografiche, con sensore ed attacco micro quattro terzi, in una fascia di mercato dove erano presenti macchine con sensori da 1/3 o 1/2”. Questa prima piccola cine camera non ha tuttavia avuto ricambi generazionali ed ha lasciato un vuoto, quasi una voragine, nell’offerta della casa, fra le cinematografiche VariCam e la linea video/fotografica di GH4 e GH5.  La nuova AU-EVA1 è nata per riempire questo vuoto con un costo non eccessivo, con una macchina con soluzioni e personalità distintive, adatta alle produzioni indipendenti ma anche al cinema ‘vero’ con problemi di budget limitato.

Super  35, 5,7K

In un corpo compatto e leggero, Panasonic ha inserito caratteristiche notevoli; per iniziare, ad esempio, la camera è equipaggiata con un sensore Super35 da 5.7K, in grado di operare in tre modalità differenti per fornire 4K sino a 60p, 2K senza crop con frame rate fino a 120 fps ed infine, riducendo le dimensioni operative del sensore, 2K full HD sino a 240fps. In modalità crop, le dimensioni dell’unità fotosensibile restano comunque superiori a quelle della sorella piccola, la GH5. Oltre alle maggiori dimensioni, il sensore si differenzia da quello di quest’ultima per la peculiarità di essere dual ISO, cioè permette all’utente, in base alle condizioni di luce ambientale, di selezionare due modalitá di ISO native, che esamineremo in dettaglio nel seguito di questa prova, per ottenere i migliori risultati in qualsiasi condizione operativa.
Gli stop dichiarati di gamma dinamica sono ben 14 e quindi quasi pari a quelli delle VariCam. La registrazione può avvenire sino a 150Mbps, in formato long gop, con campionamento 4:2:0 o 4:2:2 (il 4K a 50/60p è limitato al primo tipo). Molti utenti apprezzeranno la registrazione in camera fino a 4K 60p su schede SD; sono naturalmente richieste schede aggiornatissime, come le SDXC U3 V30, per il formato a 150Mbps, e V90 e V60 per il formato a 400Mbps (che arriverà con un aggiornamento firmware nei prossimi mesi). Con il suddetto update verrà sbloccata anche una delle armi più importanti di questa macchina, ossia la possibilità di registrare anche il RAW 5.7K, sino a 30p e 4K sino a 60p, su registratore esterno da collegare al connettore 6G SDI. Da buona camera ‘Pro’, non mancano, oltre a tutte le connessioni standard, ingressi ed uscite professionali, tra cui la suddetta uscita SDI, ingresso ed uscita per il timecode, per potersi sincronizzare in ambienti multicamera, ingressi audio XLR con alimentazione phantom +48V, connettore HDMI e naturalmente filtri ND (Neutral Density), elettroattuati. Questi ultimi, preziosissimi, saranno vivamente apprezzati da tutti i videomaker che ne sentono la mancanza su DSLR e mirrorless, perché consentono di ridurre la luce in ingresso senza dover ricorrere necessariamente allo shutter.
In camera è presente anche un filtro ad infrarossi per effetti di ripresa notturna. Anche questo filtro viene inserito elettronicamente, per poterlo gestire in via remota tramite la pratica e gratuita App disponibile per iOS ed Android. La connessione WiFi però è possibile solo acquistando la chiavetta USB opzionale, da collegare al connettore posto sul retro, AJ-WM50, che costa circa 180 euro. L’alimentazione della camera può avvenire sia tramite un 12V, sia tramite batterie, compatibili anche con i vecchi camcorder Panasonic. In dotazione è fornita una batteria da 5900MAh che conferisce una buona autonomia, 90 minuti, ed un pratico caricabatterie a doppio slot. Opzionalmente sono disponibili accumulatori di maggiore capacità, sino a 11800mAh/86Wh, che consentono una durata in registrazione di oltre tre ore con una singola carica. In alternativa, produttori di terze parti offrono già sistemi di trasformazione della batteria per le più grandi e prestazionali V-Lock e Gold Mount, che consentono di alimentare anche accessori esterni, come monitor, viewfinder e faretti.
La baionetta per il montaggio delle ottiche è del tipo Canon EF; Panasonic ha fatto questa scelta, in linea con altri produttori, per poter disporre di un parco ottiche praticamente illimitato, con modelli disponibili per tutte le esigenze e per tutte le tasche.

La scatola magica

Abbiamo aperto il test con questo titolo perché la camera, senza accessori, appare proprio come una piccola scatola; innanzitutto leggerissima, tanto da apparire vuota e da far pensare che ci sia qualcosa di magico dentro per dare vita alle immagini. Sul lato destro si trova la flangia per l’impugnatura removibile, che permette di semplificare l’installazione in ambiti dove oltre al peso la compattezza è essenziale, come su gimbal e droni; oltre ad essere smontabile, la maniglia è dotata di un tasto di sblocco che consente di ruotarla in modo da adattarsi all’angolo di ripresa.
Sul retro ci sono vano batteria e la maggior parte delle porte di connessione, mentre sul lato sinistro c’è un tripudio di comandi fisici. Tanti tasti configurabili dall’utente e bloccabili selettivamente per evitare gli effetti di pressioni involontarie durante la registrazione. L’ergonomia della macchina è completata da un menù utente diviso in poche categorie e molto facile da gestire, sia dai tasti e dalla rotella presenti sull’impugnatura, sia dalle repliche presenti sul lato sinistro della camera.

Millebuchi versatili

Il lato superiore della EVA1 si presenta scarno, quasi grezzo, perché Panasonic ha scelto di fornire la macchina con una serie infinita di fori filettati per l’installazione di monitor ed accessori, a dimostrazione ancora una volta che questa è una vera camera nata per il cinema.
Su questi fori si avvitano la maniglia superiore ed anche il monitor LCD da 3,5” e 1M pixel fornito in dotazione, un po’ piccolo ma dalla risoluzione e resa adeguate alla comprensione di giusta esposizione e messa a fuoco manuale. Quest’ultima è agevolata dalle funzioni di assistenza disponibili, peaking e ingrandimento.
Per entrambe sono possibili opzioni di personalizzazione, con il peaking disponibile anche nell’utile e pratica modalità square (che mostra dei quadratini che crescono di dimensione mano a mano che aumenta il fuoco sul punto desiderato dell’immagine). Il monitor è dotato di un paraluce integrato che si ripiega automaticamente in fase di chiusura e della funzionalità touch per la gestione dei menù e per le opzioni di assistenza alla ripresa. Altre cinema camera hanno il monitor integrato che rende più facile il trasporto, ma dobbiamo riconoscere merito ai progettisti Panasonic perché gli ingegnosi sistemi di montaggio e di articolazione del display consentono di posizionarlo e dirigerlo in ogni direzione, non solo sulla camera, ma anche sulla maniglia superiore. Anche quest’ultima è dotata di fori filettati di varie dimensioni per il fissaggio di qualsiasi tipo di strumento aggiuntivo. Bisogna solo prestare attenzione al fatto che il perno di fissaggio, che si fissa senza strumenti con una pratica manopola, si svita abbastanza facilmente.
Come su molte cinema camera, il viewfinder è opzionale, e molto costoso, ma ci sono molti modelli, anche di terze parti, tra cui poter scegliere.

Strumento da cinema

Alla prima accensione ci si accorge subito che non siamo al cospetto di un camcorder standard. Siamo al cospetto di una macchina nata per fare video, ma anche di un vero strumento per fare cinema.
Prima di avviare le riprese bisogna necessariamente effettuare un un setup iniziale, anche di cose semplici. Ad esempio anche per il bilanciamento del bianco non sono presenti preset per le varie condizione di luce ambientale, daylight, ombra, etc.; ci sono pochi default espressi unicamente in gradi Kelvin; tutti gli altri valori da utilizzare vanno creati a mano da menu.
Per cominciare ad ottenere i file desiderati bisogna effettuare alcune configurazioni fondamentali, che nel menu si chiamano ‘di sistema’, con in cima la selezione della modalitá e la dimensione di utilizzo del sensore ed il frame rate di base (il cui cambio non è istantaneo poiché necessita del reboot della macchina, che avviene comunque in tempi molto rapidi). Nella versione attuale di software si possono impostare risoluzioni sino al 4K DCI 4096×2160 con frame rate sino a 50/60p. A seconda della risoluzione e del frame rate impostato sono disponibili o meno tutti i codec di compressione. Ad esempio, in 4K a 24/25/30p è possibile registrare sino a 150Mbps con campionamento 10bit, 4:2:2 o 4:2:0, mentre, a 50/60p, in 4:2:0. Altra impostazione fondamentale è quella relativa alla sensibilità del sensore, cosa di cui abbiamo accennato prima, che può operare nativamente ad 800 o 2500 ISO. Con la prima sensibilità si opera nelle condizioni di luce più favorevoli, a partire da 200 ISO e permette di ottenere il massimo sino a 1000 ISO, valore dal quale parte la sensibilità della modalità base a 2500 ISO. La presenza di questa doppia sensibilità è stata oggetto della curiosità di vari videomaker, ed anche della nostra, in quanto molti si aspettavano da questa caratteristica una sorta di turbo, in grado di riprendere in condizioni di buio totale. In realtà, la luminosità della camera, seppur buona, è in linea con quella della concorrenza. Si tratta di una scelta nata per massimizzare le prestazioni in termini di gamma dinamica alle varie impostazioni di sensibilità. Testandola nelle condizioni più disparate, con tutte le combinazioni possibili, effettivamente abbiamo riscontrato delle doti non comuni, con risoluzione sempre molto buona, anche quando il rumore cresce. Quest’ultimo però appare, in modo anche abbastanza evidente, quando il gain comincia a salire oltre i 3200 ISO; a 6400 le immagini sono rumorose, e lo sono ancor di più a 12800 e 25600. Facendo un confronto in casa Panasonic, con la GH5, in condizioni simili ad alti ISO, al crescere del rumore corrispondeva una inversamente proporzionale tendenza alla perdita di dettaglio. Con la EVA1 questo non accade: i dettagli restano lì, nel frame, al di sotto dello strato di rumore; tra l’altro, come aspetto positivo, c’è anche una scarsissima tendenza all’apparizione dei finti colori.
La camera offre anche la possibilità di attivare un riduttore di rumore, NR, su due modalità 1 e 2. Effettivamente il circuito svolge bene il suo lavoro su immagini fisse, riducendo notevolmente la grana indesiderata, e creando anche immagini più belle, ma attenzione ad utilizzarlo se camera o soggetti sono in rapido movimento; possono infatti apparire scie incoerenti con ripetizioni dei soggetti. L’impostazione del dual ISO consente di scegliere se bloccare il suo valore solo sui nativi 800 e 2500 o se utilizzare le modalità chiamate base, che permettono per l’appunto di variare, da 200 a 25600 ISO come su una camera standard.
Da menu è possibile commutare il valore del guadagno anche in modalità gain espresso in dB.

Di notte, e di giorno

Abbiamo detto della buona resa notturna, ma è con quella diurna che viene il bello. Le immagini generate sono eccellenti per definizione, contrasto e riproduzione del colori; sia che siano state girate con una delle 5 scene programmate in macchina, che consentono di avere i file con i look già desiderati, sia che siano state girate in V-Log. Quest’ultimo profilo colore, comune alle VariCam, con basso contrasto e saturazione, consente di mantenere al massimo la gamma dinamica nei file registrati; la LUT per svilupparli in post è la stessa delle sorelle maggiori e si trova facilmente anche sul sito web di Panasonic. Alcuni programmi di editing e grading hanno poi questa curva integrata e non è pertanto nemmeno necessario scaricarla.
La vocazione cinematografica di EVA1 viene fuori anche per un importante dettaglio. Nel menu è presente una voce relativa agli output, SDI, HDMI e monitor LCD, nella quale, si può applicare alle diverse uscite, selettivamente, la LUT di sviluppo in REC709; in questo modo è possibile visualizzare in fase di ripresa le immagini così come saranno dopo lo sviluppo, facilitando esposizione e fuoco manuali, mentre si registra in V-Log, preservando al massimo la gamma dinamica, sulla scheda SD. Gamma dinamica, di ben 14 stop, che si avvicina moltissimo a quella delle più onerose Varicam, e distanzia di due stop la GH5.
Durante il nostro test abbiamo utilizzato differenti modalità, e tutte si sono mostrate all’altezza, con la predilezione per il 4K a 25p con registrazione 4:2:2 a 10bit. Questi file sono ricchi di informazioni e permettono interventi corposi di color grading in post.

Computer potente

Aumentando la già ottima saturazione e gli altri parametri non vengono fuori difetti nascosti. Certo, vi avvertiamo, le doti qualitative di questi file mettono a dura prova software e hardware per l’editing; per sfruttare tale qualità e vederla in tempo reale senza utilizzare i proxy, file riscalati a dimensione e qualità ridotte, servono computer estremamente performanti.
Le modalità 2K, sia Full HD che 2048×1080, sono, come detto in apertura, disponibili sia con il sensore in pieno formato, che però perde una parte della risoluzione, sia in modalità crop, per raggiungere le massime prestazioni velocistiche. La modalità ridotta sarà probabilmente la preferita da molti, perché permette di impostare il massimo della velocità, in termini di fps, da usare per gli slow motion.
Come per altri camcorder, le massime velocità di registrazione si attivano solo impostando la camera con frequenze base NTSC 29,97fps. In questa modalità la camera arriva sino ad un massimo di 240 fps, che sono un valore ottimale per consentire rallentamenti di 10 volte nel nostro abituale formato a 25 fotogrammi al secondo. Certo, la qualità non è la stessa della registrazione 2K standard. Nei file appare una quantità di rumore ben maggiore, e la possibilità di utilizzare un codec con qualità massima a 50Mbps non aiuta di certo. La ripresa ad alta velocità aiuta a cogliere dettagli di soggetti in rapido movimento, per i quali in genere è pertanto necessario impostare shutter rapidissimi, spesso 1/1000s o più rapidi, e quindi l’afflusso di luce in ingresso al sensore crolla. La modalità dual ISO impostata a 2500 aiuta non poco. Essendo un valore nativo, il rumore è comunque limitato e le riprese sono possibili anche con luce media. Molte delle altre camere ad alta velocità che abbiamo provato sinora, in questa modalità, a questo valore di ISO, sono invece già ben oltre la soglia dell’usabilità.
Infine, a completare il quadro prestazione, abbiamo analizzato il rolling shutter, che risulta essere nella media ed avvertibile, con skew nei movimenti molto rapidi dei soggetti, e flash banding nelle veloci variazioni di luminosità.
A parte una breve sessione con uno zoom photo Canon, tutte le ottiche impiegate in questo test erano cinematografiche e completamente manuali, quindi non abbiamo potuto verificare in dettaglio il funzionamento dell’AF in varie situazioni di ripresa; sarà nostra cura approfondire la questione alla prossima occasione.
Il sensore non è stabilizzato, ma c’è un sistema elettronico di stabilizzazione E.I.S. che funziona su due assi, e che si è dimostrato utile per smorzare le vibrazioni prodotte dalle riprese a mano libera. Ovviamente, attivandolo, la camera effettua un leggero zoom all’interno dell’immagine, e quindi si perde qualcosa come grandangolo, ma il tutto aiuta quando occorre un po’ di tele in più.
In definitiva meglio la EVA1 o la GH5? Panasonic con EVA1 ha dimostrato ancora una volta tutte le potenzialità tecnologiche del grande gruppo giapponese.
Questa camera si mette in evidenza per una impostazione razionale, con una costruzione estremamente compatta e leggera, e costituisce una soluzione ideale  per l’uso non solo su cavalletti e carrelli, ma anche in quei contesti dove gli ingombri fanno la differenza  come slider, gimbal, droni e steadycam, tutto ciò senza rinunciare ad un’ottima ergonomia e soprattutto ad un’ottima resa qualitativa.
Resa che, già ottima oggi, dovrebbe a breve termine migliorare con la disponibilità di nuovi codec per la registrazione interna e per quella in RAW esterna.

Più che un’alternativa

Dato inoltre il costo non elevatissimo, la EVA1 rappresenta una buona alternativa a molte mirrorless e DSLR, almeno per tutti quegli utenti che le usano per fare esclusivamente video. Le dotazioni integrate specifiche per il video, come ingressi audio XLR e i fitri ND, riducono infatti il gap economico delle soluzioni complete. Rispetto alla concorrenza in famiglia, la presenza di un sensore full frame – a differenza di quello MFT della sorella piccola, la mirrorless GH5 – consente alla EVA1 di ottenere, con le giuste ottiche, una limitatissima profondità di campo ed un bokeh eccellente.
In generale, la resa diurna è ineccepibile, la notturna migliora quella della mirrorless fotografica. Per gli utenti VariCam, con cui condivide il workflow di post produzione, la EVA1 può essere una concorrente o un’alleata, una validissima camera B con cui condividere il medesimo workflow dei file girati in V-log. Insomma, EVA1 è il perfetto bridge tra le due categorie top e mirrorless, ciò che mancava da anni nella gamma Panasonic.
Una macchina polivalente, insomma, adatta al videomaker di grandi ambizioni ed anche alle produzioni di un certo impegno, come strumento di ripresa leggero, efficace e nemmeno troppo costoso…

Paolo Castellano

Pagella

ESTETICA         8/10
Linea essenziale, squadrata, con bordi arrotondati ed elementi accessori in tono: il risultato è riuscito, personale. Costruzione compatta
COSTRUZIONE      8/10
Ottima, tutti i materiali sono di ottima qualità ed assemblati con la cura tipica della tradizione giapponese. Ergonomia per il cinema curatissima, sia quella hardware che quella software.
VERSATILITàA’  9/10
Tutti le modalità di ripresa, dal 5.7K RAW, passando per il 4K DCI a 50/60p e lo slowmotion da 240 fps, sono supportate. Manca il massimo dei voti lode perché alcune concorrenti riescono a registrare il RAW direttamente in camera e perché il viewfinder è opzionale.
PRESTAZIONI    9/10
Eccellenti, da 10, le riprese diurne, più che buone quelle notturne grazie al sensore dual ISO. Queste seconde mantengono sempre dettagli elevatissimi, ma alcune concorrenti, in particolare quelle con sensori full frame, hanno prestazioni, in termine di rumore, migliori. Il rolling shutter è presente, con valori nella media.
RAPPORTO Q/P   9/10
Qualità e caratteristiche sono elevate, mentre il costo è relativamente contenuto: in altre parole, il rapporto qualità/prezzo è decisamente interessante.

PRO
✔  Pesi ed ingombri ridottissimi
✔  Gamma dinamica molto estesa
✔  Sensore dual ISO
✔  Eccellente resa diurna
✔  Registrazione interna su schede SD V30 e V90 standard in 4:2:2 10bit
✔  Batterie compatibili Panasonic
✔  Filtri ND ed Infrarossi integrati
CONTRO
✔  Resa ad ISO elevati inferiore rispetto ad alcune DSLR/Mirrorless Full Frame
✔  Viewfinder opzionale come su altre cinema camera

Costruttore:  Panasonic Corporation, Giappone
Distributore: Panasonic Italia, viale dell’Innovazione 3, 20126 Milano
tel. 02 67881- www.panasonic.it

Caratteristiche dichiarate dal costruttore

Sensore: Super 35 mm, CMOS con tecnologia dual ISO e circa 20.5 MP, 6340 (H) x 3232 (V), numero effettivo, circa 17.25 megapixels, 5720 (H) x 3016 (V)
Attacco ottiche: Canon EF
Stabilizzatore: E.I.S. a due assi, elettronico.
Otturatore: Elettronico, impostabile su 12 preset programmabili, da 1/24s a 1/8000s, o da 1.0 a 358 gradi, con step da 0,5 gradi
Autofocus: One push autofocus
Schermo LCD: Touch da 3,5″ e circa 1.150.000 punti, con paraluce integrato
Viewfinder: Opzionale
Schede memoria: Doppio slot per Card SD , con supporto schede V90, e funzioni Simul Rec, Relay Rec, Loop Rec e Background Rec
File System: Formattazione schede su file system exFat, compatibile Mac OS/Windows
Formati video: 5.7K RAW sino a 30p e 4K DCI/UHD sino a 60p, codec long gop a 150Mbps 4K DCI e UHD sino a 60p con campionamento 4:2:2 o 4:2:0 a 10bit. 2K/FHD sino a 240Fps. AVCHD FHD ed HD (1280×1024).
Video High-Speed: Registrazione sino a 240fps in risoluzione 2K/FHD
Audio: microfono integrato ed Interfaccia audio integrata XLR per microfoni pro. Comandi regolazione volume sul fianco sinistro, opzioni avanzate, da menù.
Dimensioni e Peso: 135 mm (L) x 133 mm (H) x 170 mm (P), 1,2Kg

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