Test estratto da: Tutto Digitale 129 - Aprile 2019

Fotocamera Mirrorless Canon EOS RP - Prezzo: € 1.569,00 (prezzo suggerito al pubblico)

Arriva l'attesissima EOS RP, la prima fotocamera Canon per la nuova categoria di mirrorless Full Frame entry level. La ricetta è la stessa utilizzata per realizzare la top class EOS R, ma con un occhio attento alla riduzione dell'ingombro e dei costi, senza troppe rinunce alla qualità

Fotocamera Mirrorless Canon EOS RP

Sin dal debutto della Canon EOS R, avvenuto ai primi di settembre dello scorso anno, molti davano per certo il successivo arrivo di un secondo modello di mirrorless Full Frame della casa giapponese Canon, ipotizzando un modello decisamente ‘Pro’ e più costoso.
La realtà ha invece dato ragione ai pochi che sostenevano il contrario, cioè che il secondo corpo sarebbe stato più semplice ed economico, ma forse nessuno si aspettava una sorpresa simile, dal punto di vista del prezzo effettivo. La RP costa, al momento del lancio, meno di qualsiasi altra full frame, reflex o mirrorless e di molte mirrorless APS-C. Con questa mossa il costruttore giapponese va di fatto a creare una nuova categoria di Full Frame, non più riservate all’utenza professionale, ma anche ad un pubblico di amatori evoluti, alla ricerca del look e delle emozioni che solo il pieno formato può regalare.

Innovare rinnovando

La ricetta per riuscire a contenere così tanto il costo è stata la stessa che ha portato alla realizzazione della EOS R qualche mese fa: utilizzare un sensore direttamente derivato da una reflex in commercio da alcuni anni. Nel caso della R il trapianto avveniva dalla 5D Mk IV, nel caso della RP dalla 6D Mk II. In entrambe i sensori sono stati aggiornati e migliorati e viene messo al loro supporto un processore molto più potente, il Digic 8, che permette di ottenere con la RP, rispetto alla 6D Mk II, migliori risultati nella resa notturna e soprattutto nell’area autofocus. In questa sezione la RP è un modello di svolta per Canon, poiché porta in dote per la prima volta il rilevamento non solo dei volti ma anche degli occhi nella modalità continua; prima ci si doveva accontentare di usarlo solo in modalità singola.
Derivando da quello della 6D Mk II, il sensore conserva la risoluzione di 26.2MP, ma come anticipato, cambia completamente la logica autofocus. Il sistema dual pixel, purtroppo non attivo in modalità video 4K, aumenta in maniera drastica i punti sensibili, e ci sono ben 4779 posizioni AF selezionabili nella modalità manuale ad un punto. Ovviamente sono presenti anche altre modalità, e nella modalità area, si può scegliere tra 9 zone.
Come al solito il dual pixel permette prestazioni al limite dell’incredibile in condizioni di scarsissima luminosità: i numeri parlano di EV da -5 a 18. Non a caso Canon, in occasione di alcune fiere e manifestazioni, per dimostrare quanta poca luce sia necessaria al suo funzionamento, chiude la macchina in una stanza completamente buia.
Come abbiamo detto in modalità video 4K la funzionalità non è attiva, ma lo è fortunatamente in HD, formato con il quale però alcuni potrebbero sentire l’assenza dell’opzione di ripresa a 24p.

Che bel corpo!

Oltre a mantenere basso il costo, Canon è riuscita anche nell’impresa di tenere d’occhio il peso, che risulta il più contenuto tra le full frame attuali: 440 grammi, 485 con scheda di memoria e batteria. Manca l’IBIS, lo stabilizzatore integrato, ma è presente un monitor completamente articolato.
Dal punto di vista degli ingombri e dell’ergonomia, la RP sembra perfetta già al primo contatto. Pur essendo piccola, la macchina – grazie alla distribuzione dei volumi, con l’impugnatura pronunciata verso la parte anteriore – calza perfettamente in mani grandi e piccole. Tutti i comandi, con tasti fisici a profusione, sono ben distribuiti e dimensionati, a vantaggio di un facile adattamento anche da parte dei fotografi abituati ad altre camere. Inizialmente solo la rotella multifunzione superiore, delegata di default alla scelta dei tempi, sembra leggermente arretrata per l’uso con l’indice, ma bastano pochi minuti per conquistare piena fiducia nel mezzo. Una seconda rotella, con design a filo con il bordo superiore, permette invece la regolazione del diaframma.
Per la regolazione degli ISO ci sono invece due possibilità: utilizzare la seconda ghiera degli obiettivi RF, premendo assieme il tasto star, oppure, in maniera altrettanto intuitiva, il piccolo tasto M-Fn, posizionato tra il tasto di scatto e la prima rotella. Questo comando dà accesso non solo alla gestione degli ISO, ma anche ad altre funzioni che variano a seconda della modalità impostata, e possono includere il bilanciamento del bianco, la modalità di scatto tra singola e a raffica, il tipo di autofocus e la compensazione dell’esposizione automatica. Le funzioni ed i valori vengono variati con le due rotelle, in una maniera molto pratica e studiata davvero bene. In realtà il tasto M-Fn sostituisce la ‘touchbar’ omonima presente sulla EOS R che tanto ha fatto discutere (e che comunque a noi era piaciuta).
Tutte le funzioni principali della camera si possono regolare senza addentrarsi nel menu principale, tramite il tasto Q set, che fa accedere al Quick menu, dove si opera sia via touch che con i comandi fisici, rotelle e tasti di direzione. Questi ultimi possono essere utilizzati anche per la selezione del punto dell’autofocus, visto che manca l’ormai diffuso joystick.
Il touchscreen funziona molto bene ed oltre alla gestione dell’autofocus, e permette di interagire con entrambi i menu, sia il Quick che quello generale.
La ghiera delle modalità, posizionata alla destra del mirino, permette di scegliere tra ben 12 posizioni, tra cui la nuova Fv già vista su EOS R, e tre personalizzabili, C1, C2 e C3. La Fv, flessibile, è una modalità ibrida tra manuale e priorità; con questa impostazione, di default, tempi, apertura ed ISO sono in automatico, ma l’utente può impostare manualmente una o più funzioni, e la macchina adegua le altre automaticamente. Nella parte superiore è ben posizionato il tasto per la registrazione video, ma è possibile mappare la funzione anche sul tasto di scatto, quando la rotella delle modalità è sulla posizione relativa ai filmati.
Nel fianco sinistro sono posizionate tutte le porte di collegamento che includono il comando per lo scatto remoto, un HDMI tipo C ed una porta USB Type C, che utilizza però al contrario di quanto siamo abituati il protocollo 2.0 (con velocità di trasferimento quindi limitata a 480 mb/s). Non mancano due mini jack audio per la connessione di microfono esterno e cuffia per il monitoraggio della registrazione.
Lo slot singolo per l’SD card è posizionato in basso, nel vano batteria, e secondo la scheda tecnica, supporta lo standard UHS-II. La batteria, modello LP-E17, è piuttosto piccola, 7,5 watt o 1040 mAh, non molti per una mirrorless full frame. Ciò determina certamente un’autonomia non molto estesa: secondo i dati dichiarati, gli scatti che si possono effettuare, misurati con lo standard CIPA, sono circa 250, ovvero pochi, ma in realtà, nel nostro utilizzo, sebbene avessimo a disposizione una sola batteria, non siamo mai stati in difficoltà. Abbiamo potuto completare più sessioni di shooting senza ricaricare, probabilmente perchè la RP accesa in stand by non consuma molto, a differenza di altre camere in cui si vede l’indicatore della batteria scendere vertiginosamente anche solo studiando il menu.
A proposito di menu, concludiamo dicendo che ha l’aspetto e la praticità delle realizzazioni più recenti di Canon, quindi tutto si riesce a gestire agevolmente, con la possibilità di creare anche la propria sezione personalizzata, con le funzioni a cui si accede più spesso.
Sulla EOS R avevamo apprezzato molto il mirino con pannello OLED da 1/2 pollice e una risoluzione di 3,6 milioni di punti, che non faceva rimpiangere – o quasi – le fotocamere reflex. Sulla RP è montata un’unità meno nobile, con una risoluzione di circa 2,3 milioni di punti, circa due terzi della risoluzione dell’altro, che però fornisce una corretta visualizzazione della scena. Stesso dicasi dello schermo LCD, completamente orientabile, di dimensioni leggermente inferiori rispetto alla R, e con risoluzione dimezzata. Come altre unità del suo tipo, in alcune posizioni può essere ostacolato da cavi collegati alle porte laterali, soprattutto all’HDMI.
Abbiamo già detto che le funzionalità touch del monitor sono ottimali, e come in altri casi più recenti funziona anche in modalità pad, ossia anche a monitor spento, quando si opera con il mirino, permette di posizionare correttamente il punto da mettere a fuoco. In fase di configurazione si può anche disattivarne una metà per evitare di spostare il punto focale toccando il monitor con la punta del naso.
Oltre al fuoco sulle pupille in modalità continua, sulla RP debutta un’altra funzione inedita per Canon. Quando si utilizzano obiettivi con profondità di campo molto limitata, questa può essere ampliata grazie alla nuova funzione di bracketing focale con cui si possono effettuare foto in successione con leggere variazioni del punto di fuoco. Da menu si può impostare sia il numero di foto che gli step di fuoco tra una foto e l’altra. Successivamente, in post, tramite il software in dotazione Canon Digital Photo Professional, si possono processare e combinare insieme per ottenere un’unica foto con la massima profondità di campo. Il tempo per l’elaborazione è di circa 4 secondi ad immagine scattata, quindi partendo ad esempio da 60 foto, sono necessari circa quattro minuti, almeno sul nostro computer 10 core da 4,5GHz.

Mount e parco ottiche RF

Se nella prova della EOS R avevamo esordito parlando del mount, l’effetto novità è adesso parzialmente passato, ma sulla RP troviamo quanto di buono abbiamo visto sulla sorellona.
Il sistema RF che ha debuttato sulla EOS R, conserva lo stesso diametro interno dell’EF, 54 mm, ma la distanza focale della flangia scende a 20 mm rispetto ai 44 mm: una riduzione che comporta una serie notevole di vantaggi. Innanzitutto fornisce ai progettisti la possibilità di realizzare ottiche grandangolari e soprattutto zoom, con aperture stratosferiche, e di poter avere obiettivi con un’uniformità periferica maggiore, soprattutto alle focali al di sotto dei 50 mm. Ma non solo, la distanza ridotta a 20 mm permette di poter adattare, senza problemi, tutti gli obiettivi che erano stati studiati per attacchi con distanze focali superiori. Restando in casa Canon, non solo EF ma anche EF-S, TS-E e MP-E potranno essere utilizzati con successo: per gli EF/EF-S la casa del logo rosso ha già messo a disposizione una serie di tre adattatori, di cui due con caratteristiche decisamente interessanti.
Il più semplice ed economico è il Mount Adapter EF-EOS R, che non dispone di controlli aggiuntivi. Il secondo dispone invece di un anello di controllo, che aggiunge alla fotocamera una ghiera con funzione personalizzabile. La terza scelta, apprezzatissima dai videomaker, è modello dotato di slot per filtro drop-in. Come in un matte box si possono infilare dei filtri tra cui un clear, un polarizzatore ed un filtro ND variabile. Aggiungere i filtri a valle dell’ottica ne semplifica notevolmente la gestione; cambiando ottica non bisogna smontarli e rimontarli da una parte all’altra. Il filtro ND variabile, praticamente annegato nel corpo, fornisce alla fotocamera una funzione sinora riservata alle videocamere professionali. Con l’ND, per ridurre la luce in ingresso non bisognerà necessariamente ricorrere alla chiusura del diaframma o all’utilizzo di shutter con tempi molto rapidi, rendendo semplici le foto a lunga esposizione anche di giorno.
Gli obiettivi EF-S sono stati progettati per coprire sensori APS-C, e quando vengono adattati, la fotocamera li riconosce ed applica automaticamente un crop. Tutte le ottiche supportano il Canon DLO, digital lens optimizer, che consente di avere file RAW che tengono già conto delle correzioni elettroniche delle lenti.
Se da un lato Canon è riuscita a proporre una macchina full frame ad un costo contenuto, stesso non si può dire delle ottiche native RF, che sono attualmente solo di tipo premium e di conseguenza abbastanza costose. Attualmente gli obiettivi disponibili sono quattro, due zoom e due fissi, ma entro il 2019 ne arriveranno altri sei. Oltre ai due che abbiamo già provato assieme alla R, ossia RF 50mm F1.2L USM e  RF 24-105mm F4L IS USM, sono disponibili l’ottimo RF 35mm F1.8 Macro IS STM e lo zoom RF 28-70mm F2L USM che per la prima volta porta un’apertura costante così bassa su un’estensione focale ampia. Insomma, per disporre di altre focali e di obiettivi più economici, al momento è necessario utilizzare gli adattatori EF/RF di cui abbiamo parlato sopra. Presto arriveranno anche obiettivi RF di produttori terzi: Samyang ha già annunciato ai primi di Marzo due obiettivi, un 14 F2.8 ed un 85 F1.4, ma al momento di andare in stampa non sono noti né i costi né le date di disponibilità.
Aggiungiamo che per il test della macchina abbiamo utilizzato lo zoom RF 24-105mm F4L IS USM, e il ‘fisso RF 35mm F1.8 Macro IS STM. Per motivi di spazio, su questo numero di Tutto Digitale ci siamo concentrati sul primo, mentre il secondo verrà trattato ampiamente sul prossimo.

Silenzio, si fotografa!

Una delle caratteristiche delle mirrorless che ha attratto inizialmente i fotografi è stata la possibilità di effettuare scatti silenziosi, senza il tipico rumore meccanico dell’otturatore e dello specchio. Su questa macchina la possibilità esiste, ma è stata quasi nascosta. È accessibile infatti solo in una delle modalità scena, quella silenziosa per l’appunto. Il problema è che in tale modalità le funzioni manuali sono ridotte al minimo, e l’unica cosa su cui si può agire è la compensazione dell’esposizione. Bisogna dire però che l’otturatore meccanico, che può spingersi sino a 1/4000s, è molto discreto, uno dei più silenziosi dell’intero panorama fotografico.
Se la prova della EOS R aveva mostrato una netta somiglianza di comportamento con la reflex in cui,  almeno in parte, deriva – la 5D Mk IV – lo stesso parallelismo avviene tra la RP e la 6D Mk II.
Il nuovo processore e le nuove implementazioni sul sensore forniscono una marcia in più in alcuni settori, come nel caso dell’autofocus e del migliore rendimento notturno, mentre dal punto di vista delle prestazioni pure, qualitative, la RP conferma il livello della sorella reflex. La qualità fotografica è ottima, ma resta comunque un gradino più in basso rispetto alla R, soprattutto in termini di gamma dinamica, definizione e brillantezza; la RP rappresenta quindi l’esatto punto di mezzo tra la grande R e la piccola EOS M, con cui purtroppo non è possibile una compatibilità del sistema ottico, a causa del diverso tiraggio. A testimonianza del buon lavoro svolto dal nuovo processore Digic 8, la resa agli alti ISO è molto buona; nativamente si arriva fino a 25.600 ed oltre non ha neppure senso spingersi, soprattutto se si dispone di ottiche luminose come quelle attuali.
Nella RP la velocità della raffica è una delle poche cose che scende rispetto alla ‘vecchia’ 6D; con l’autofocus continuo cala da 6 a 4 fps. Una velocità certamente non elevatissima, non adatta alla fotografia sportiva, ma sufficiente per la maggior parte degli utilizzatori.
L’autofocus dual pixel è sempre una garanzia, visto che funziona con rapidità e precisione con qualsiasi condizione di luminosità. Il riconoscimento degli occhi si è dimostrato piuttosto fedele ed affidabile, coadiuvato dalle potenzialità dei due obiettivi con cui abbiamo provato la macchina. Non solo l’RF 35mm F1.8 Macro IS STM di cui potrete leggere la prova dedicata sul prossimo numero, ma soprattutto il pratico, qualitativo e silenzioso tuttofare RF 24-105mm F4L IS USM. Con le impostazioni base il riconoscimento funziona bene se visi ed occhi non sono troppo lontani e se i soggetti non fanno dei movimenti troppo rapidi e imprevedibili. Una sezione del  menu consente comunque di effettuare una serie di regolazioni per adattarne il comportamento alle proprie esigenze.

Video si, cinema no

La somiglianza con la EOS R prosegue in ambito video. Chi ha letto la nostra prova della macchina, sa quali erano le (poche) pecche che avevamo segnalato su quel modello, quasi perfetto. Una di queste era la velocità di read out del sensore CMOS, che determinava un rolling shutter molto accentuato.
Qui la situazione è la stessa. Quindi fotografando soggetti in movimenti molto rapidi, è chiaramente visibile una loro deformazione. Bisogna fare dunque molta attenzione quando si gira a mano libera, in quanto gli scuotimenti vengono accentuati dagli effetti wobble e gelatina. Le carrellate orizzontali eseguite rapidamente comportano deformazioni notevoli degli elementi sviluppati verticalmente, come colonne ed alberi.
Se confrontiamo la EOS RP con un’altra Canon richiamata più volte su queste pagine, la 6D Mk II, vediamo che la prima permette anche di girare in 4K, caratterizzata da un fattore di crop notevole. Qui è pari ad 1,7x, cosa che impone l’utilizzo di ottiche estremamente grandangolari, che non sono ancora presenti nel catalogo RP. Basti pensare che il classico 24-105 mm diventa un 41-178 mm equivalenti…
A queste caratteristiche, già presenti sulla R, si mostra una maggiore povertà di opzioni di registrazione. In 4K, in PAL, si è limitati al 25p, mentre in Full HD ed HD si può arrivare fino al 50/60p selezionando PAL o NTSC. Manca una modalità HD a 24 fps, così come l’ormai diffusa possibilità di girare a 100 o più fotogrammi al secondo per realizzare slowmotion estremamente fluidi.
Non è presente un profilo Log per preservare al massimo la gamma dinamica, ma si può comunque intervenire selezionando dei preset immagine già pronti, come il neutro, per abbassare i dettagli per far rendere al meglio il codec di compressione. È inoltre possibile realizzare dei picture profile personalizzati, intervenendo su nitidezza, precisione, soglia, contrasto, saturazione e tonalità cromatica.
In ogni caso, grazie alla scarsa propensione a generare rumore da parte del sensore, anche di notte, il codec riesce comunque a gestire piuttosto bene i dettagli della camera anche con il picture profile standard.
Il codec è basato su H264 4:2:0 ad 8 bit con un bitrate medio di 120Mbps ed audio 48 KHz a 256Kb/s. In Full HD invece si viaggia a 60 Mbps.

Dual pixel, HD si, 4K no

Una delle cose che si fa apprezzare maggiormente su questa camera è l’autofocus dual pixel, ma esattamente come su EOS M5, sulla RP non è supportato in modalità video 4K. In questa circostanza viene utilizzato un modesto sistema a rilevazione di contrasto, che non ha nulla a che vedere, a livello di risultati, con il dual pixel. In termini pratici vuol dire che quando le condizioni di luce non sono ottimali, meglio non fare affidamento sull’automatismo ed affidarsi unicamente al tatto ed agire sulla ghiera del fuoco.
Come assistenza è presente il peaking, che noi abbiamo impostato sul colore rosso, che visualizza in maniera accurata e ben visibile il fuoco. La funzione ingrandimento è molto utile; premendo sull’icona della lente d’ingrandimento una volta si ingrandisce di 5 volte, con una seconda pressione di 10, quindi risulta veramente facile trovare la regolazione esatta. Purtroppo, avviando la registrazione, la funzione viene annullata e si torna a vedere l’immagine molto piccola, cosa che spesso non consente di vedere il fuoco correttamente, specialmente nel monitor.
Per l’assistenza al fuoco manuale non abbiamo trovato la stessa ed utile guida con le piccole frecce che ci era molto piaciuta sulla R. In Full HD il dual pixel torna attivo, e con esso la proverbiale fedeltà di Canon. In Full HD come sulla R scompare il fattore di crop e viene rappresentata l’immagine per intero. Bisogna dire però che anche visualizzando le immagini su un monitor 1920×1080, la differenza tra le immagini girate in 4K e Full HD si vede. Le seconde sono più sfocate e meno ricche di dettaglio.
In modalità video 4K scende anche il massimo ISO nativo, a 12.800, 25.600 esteso. L’accoppiata con ottiche luminose scongiura tuttavia l’utilizzo di valori elevati, dove, come nel reparto fotografico, non ci sono problemi particolari a qualsiasi valore di guadagno. Quando c’è pochissima luce le immagini si impastano leggermente, ma senza diventare troppo fastidiose.
La sezione audio, infine, è completa. I microfoni integrati riprendono con ottima qualità l’audio ambientale, ed è possibile regolare facilmente i livelli manualmente, anche quando si utilizza un microfono esterno. Non manca poi la possibilità di utilizzare le cuffie per disporre di una preview in real time per il controllo del segnale ed evitare quindi di impostare livelli troppo alti o troppo bassi.

Erre o Errepi, fra foto e video

È tempo di tirare le somme di quanto abbiamo visto finora. Con la nuova EOS RP, Canon ha creato una nuova categoria di mirrorless full frame ed accessibile, che permette ai non professionisti di entrare nel club esclusivo del pieno formato.
Per contro, al momento la casa giapponese non offre ancora un parco ottiche RF altrettanto vantaggioso, avendo iniziato con alcuni modelli eccellenti ma piuttosto cari, più proporzionati al costo della EOS R (salvo forse l’RF 35mm Macro STM F1.8, da prezzo più competitivo; di quest’ottica, come accennato parleremo in dettaglio nella prova che sarà pubblicata sul prossimo numero). La disponibilità di adattatori versatili permette in ogni caso di scegliere tra una quantità enorme di obiettivi EF, avendo come contropartita solo alcuni centimetri di lunghezza aggiuntiva.
Dal punto di vista delle prestazioni la RP perde dalla R per qualità video e fotografica, e nel comparto video mostra una dotazione un po’ troppo semplificata. In particolare nella modalità video 4K si sente l’assenza dell’autofocus dual pixel e pesa il fattore di crop di 1.7x. Anche il rolling shutter è marcato, con deformazioni orizzontali ampie durante carrellate o movimenti molto veloci.
In poche parole Canon ha realizzato un’ottima macchina fotografica, compatta ma con un’ergonomia perfetta, andando al risparmio nelle funzioni video per poterla offrire ad un costo da saldo già al momento del debutto. In ragione di ciò, come al solito, chiudiamo valutando il rapporto prezzo prestazioni, che risulta essere certamente più che buono, ed aspettiamo di provare i nuovi sviluppi di questa famiglia basata su RF mount. Una famiglia appena nata, ma già matura, della quale sarà un piacere osservare la crescita nel tempo…

Paolo Castellano

 

Pagella

ESTETICA  8/10
Gradevole e moderna. Corpo compatto con stile reflex, con angoli smussati che migliorano anche l’ergonomia. Funzionale e gradevole alla vista il display superiore dot matrix.
COSTRUZIONE  8/10
La scocca esterna è costruita in materiali plastici di ottima qualità. Il corpo è progettato per adattarsi a mani grandi e piccole. In scheda tecnica è dichiarata la tropicalizzazione, tuttavia si nota che il vano batteria non è protetto da guarnizione.
VERSATILITA’  8/10
Ottima la parte fotografica, meno quella video, dove in 4K pesa il fattore di crop 1.7x. È comunque adatta ad usi video, anche professionali, ma occasionali.
PRESTAZIONI   8/10
Prestazioni buone in tutti i frangenti. Autofocus foto e video Full HD da 10 e lode, ma in 4K pesa l’indisponibilità del dual pixel. Interessanti le nuove funzioni di eye detection e di combinazione dei livelli di fuoco. Rolling shutter nella media delle macchine full frame.
RAPPORTO Q/P      8/10
Il costo estremamente abbordabile fa sì che il rapporto sia più che buono nonostante le limitazioni nel video 4K.

 

PRO
✔  Autofocus dual pixel
✔  Ergonomia perfetta e
✔  Peso ed ingombri limitati
✔  Monitor orientabile in tutte le direzioni
✔  Prezzo da saldo
CONTRO
✔  Limitazioni in video 4K
✔  Assenza modalità video a 100 o più fps
✔  Assenza stabilizzazione integrata
✔  Rolling shutter non trascurabile

Costruttore:  Canon Inc., Giappone
Distributore:  Canon Italia, Strada Padana Superiore 2b, 20063 Cernusco sul Naviglio (MI) – tel 0282481 – www.canon.it

 

Caratteristiche dichiarate dal costruttore

Sensore: CMOS da 35,9 x 24 mm da circa 26,2 megapixel effettivi
Fattore di Crop Fotografico: 1x con ottiche EF ed RF, 1,6x con ottiche EF-S.
Fattore di Crop Video: 1,7x in video 4K , 1x in Full HD
Gamma ISO: 100-40000, estesa 50-102.400
Autofocus: Dual Pixel CMOS AF con modalità Face/Eye Detection e tracking AF. Posizioni AF selezionabili 4779. Copertura orizzontale dell’88% e verticale del 100%
Monitor: Clear View LCD II 3,0″ circa 1.04 MP, copertura 100%, orientabile
Viewfinder: EVF OLED a colori, 0,39″ e 2,36 MP, copertura 100%, ingrandimento 0,7x
Tropicalizzazione: Resistenza ad acqua e polvere
Ambiente operativo: tra 0 e 40 °C, con umidità massima dell’85%
Stabilizzazione dell’immagine: con obiettivi stabilizzati con sistema Canon IS. Stab. elettronica disponibile su video 4K in tre posizioni, spenta, standard ed avanzata.
Scatto a raffica: max 5 fps one-shot AF e 4 continuo. Buffer illimitato in JPEG, 50 in RAW o 76 C-RAW. 5fps con Servo AF/AE.
Formati file fot.ografici RAW: CR3 a 14 bit. RAW, Dual Pixel RAW, C-RAW compresso
Formati di registrazione 4K: UHD 16:9  3840×2160 a 25p in PAL, 23,97p in NTSC
Formato file video: MOV con codec IBP, bitrate, in 4K di 120Mbps. In Full HD 60Mbps
Registrazione di Video ad alta velocità: non disponibile
Massima durata di registrazione video continua: 29 minuti e 59 secondi.
Connettori: dati USB 2.0 Type C, Uscita video HDMI micro type C
In audio: Mini jack, supporto segnali mic e linea. Livelli regolabili manualmente
Uscita cuffia: Mini jack sul corpo macchina.
Slot memory card: Singolo slot per Card SD/SDHC/SDXC e UHS-II
Dimensioni (LxHxP): 132,5 × 85,0 x 70,0 mm
Peso: 485 g con batteria e scheda di memoria, 440 g solo corpo
Durata batteria: 250 fotografie a 23°C (secondo standard CIPA)
Accessori in dotazione: Batteria agli ioni di litio LP-E17, Carica batteria LC-E17E, Tracolla, tappi di protezione, manuale d’uso, software per lo sviluppo Canon Digital Photo Professional (internet download, richiede seriale macchina).

 

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