Test estratto da: Tutto Digitale 129 - Aprile 2019

Fotocamera Mirrorless Sony A6400 - Prezzo: € 1.050,00

Dopo qualche anno di tranquillità Sony torna ad aggiungere un membro alla famiglia delle mirrorless della serie 6000, mettendo sul piatto l'autofocus più veloce al mondo

Fotocamera Mirrorless Sony A6400

Qualche anno fa, Sony ha deciso di imporsi nel mercato delle fotocamere ad ottica intercambiabile puntando molto su modelli APS-C di ingombro ridotto. Tra queste macchine, dopo l’apripista NEX3 un ruolo fondamentale lo ha avuto l’A6000, adottata trasversalmente da amatori evoluti e da tanti professionisti della fotografia e del video. Punto chiave del suo successo è stato il mix tra dimensioni, costo contenuto e prestazioni elevate. Successivamente Sony lanciò sul mercato in rapida successione le A6300, e A6500, che introducevano, tra le varie cose, video 4K e IBIS, lo stabilizzatore integrato sul sensore. Per alcuni anni, dal 2016, la serie 6000 non ha visto la comparsa di nuovi modelli, fin quando, lo scorso gennaio, Sony ha annunciato la A6400, che in un colpo solo sostituisce di fatto A6000 e A6300, lasciando, per il momento, la A6500 come top delle APS-C per la presenza dello stabilizzatore integrato, in attesa di possibili novità.

Evoluzione, non rivoluzione

Lasciando perdere ciò che verrà, focalizziamoci sulle novità della 6400. Basta guardarla per capire che le novità ci sono ma sono quasi tutte concentrate sotto al cofano. Sony ha scelto di non stravolgere un modello di successo, andando semplicemente a migliorare in quelle aree dove si concentrano le richieste degli utenti. Il corpo è quasi identico a quello della 6300, ma se la si osserva dall’alto si nota che la 6400 è più spessa di circa mezzo centimetro: questa caratteristica è dovuta ad una delle novità più interessanti, soprattutto per i vlogger, ovvero lo schermo ruotabile in verticale a 180°. Una soluzione ingegnosa e abbastanza pratica, che permette di realizzare selfie e vlog vedendo cosa si inquadra. Tuttavia va detto che se si utilizza la slitta flash hot shoe per un microfono o un faretto, il display potrebbe essere completamente nascosto, e che lo schermo, una volta ribaltato, copre il mirino.
Come la A6300, rispetto alla gloriosa A6000, il corpo beneficia della tropicalizzazione e Sony specifica di aver migliorato la qualità costruttiva, pur senza entrare nei dettagli. L’otturatore meccanico è stato aggiornato e la sua vita operativa è stata aumentata considerevolmente (fino a 200.000 scatti).
Dicevamo che per il resto le novità più importanti si concentrano sotto pelle. Il sensore è rimasto lo stesso, ma il processore Bionz X è di ultima generazione ed ha consentito un salto prestazionale notevole, che garantisce alla A6400 la potenza necessaria per supportare l’intelligenza artificiale. Quest’ultima entra in gioco nell’area dove si sono concentrati i maggiori miglioramenti, quella dell’autofocus.
Uno dei biglietti da visita di questo nuovo modello è il record velocistico dell’AF, che, secondo Sony, richiede appena due centesimi di secondo. In realtà, siamo stati forse maggiormente interessati in altri dettagli, e nelle inedite tecnologie ‘Real-time Eye AF’ e ‘Real-time Tracking’. La prima costituisce una versione aggiornata della tecnologia Eye AF di Sony; sfrutta il riconoscimento basato sull’intelligenza artificiale per rilevare ed elaborare i dati visivi in tempo reale, fornendo risultati migliori in termini di precisione, velocità e prestazioni. Per la prima volta, come abbiamo visto nel firmware beta dell’ammiraglia A9, non vengono solo riconosciuti occhi umani, ma anche quelli di animali, ma per un pieno supporto di questi ultimi bisognerà attendere un aggiornamento previsto per la prossima estate.
Il Real-time Tracking invece sfrutta sempre l’intelligenza artificiale, utilizzando informazioni non solo sulle forme, ma anche sul colore e sulla posizione spaziale per garantire un inseguimento ancora superiore rispetto agli elevati standard a cui Sony ci ha abituato nei suoi sistemi AF.
Su questo modello i punti del sistema a rilevamento di contrasto sono ben 425, a cui si sommano altrettanti a rilevamento di fase, che assieme garantiscono non solo la velocità record, ma anche precisione. L’area di copertura è notevole, sfiorando il 90%.
Dal punto di vista velocistico, la Sony A6400 non si distingue solo nell’autofocus, in quanto, con tracking AF/AE completo, è in grado di arrivare, con l’otturatore meccanico, a raffiche fino a 11 fps e fino a 8 fps con quello elettronico in modalità “Silent Shooting”. In entrambe le velocità, la macchina può scattare, senza pause, fino a 116 frame JPEG o 46 RAW compressi consecutivi, a vantaggio delle possibilità di catturare l’attimo fuggente.
La potenza del processore permette di gestire una gamma ISO elevata, che arriva, sia in foto che in video, fino a 32000, mentre in foto si può espandere fino a 102400.
Come da tradizione Sony, la sezione video è molto ricca. A differenza dell’A6000 e come la A6300, la A6400 permette di registrare internamente in 4K UHD da 3840 x 2160 pixel, fino a 25/30p. La cosa interessante è che lo fa sfruttando la piena dimensione del sensore, in 16:9, che con orgoglio la macchina evidenzia come 4K Super35. Ciò significa che la risoluzione di partenza è 6K, che viene poi interpolata per essere registrata nel file 4K sfruttando la maggiore qualità visiva proveniente dal sovracampionamento.
Non tutte le logiche dell’AF fotografico vengono sfruttate in video, dove viene utilizzata la tecnologia AF ibrida veloce migliorata che tiene il soggetto sempre a fuoco, anche nel caso in cui nella scena appaiano ostacoli che lo coprano momentaneamente.
A differenza di altri modelli recenti di Sony, in modalità video, la Sony A6400 dispone anche del time-lapse, per registrare filmati a partire da scatti effettuati ad intervallo, impostabile a scelta tra 1 e 60 secondi,con un massimo di 9999 fotogrammi. In tale modalità, si può regolare la sensibilità del tracking AE su “Alta”, “Media” o “Bassa” per limitare le variazioni di esposizione nell’intervallo di scatto.
Decisamente ‘Pro’ è la disponibilità di profili colore avanzati. Oltre ai due log S-Log2 e S-Log3, per la prima volta in una mirrorless APS-C Sony, è presente, il profilo HLG, Hybrid Log-Gamma, mappato sulla voce PP10, un profilo HDR per sfruttare le potenzialità dei nuovi televisori e monitor 4K. Supporta il flusso di lavoro Instant HDR e, sui televisori compatibili, viene caricata automaticamente la LUT per la visualizzazione corretta.
La registrazione video 4K avviene nel codec Sony XAVC S 4 fino a 100 Mbps, ma contemporaneamente può essere attivata la registrazione proxy, che mette a disposizione gli stessi file anche in qualità e risoluzione inferiore, per il trasferimento immediato via internet o per facilitare l’editing su computer poco potenti, senza dover prima effettuare una transcodifica.
La registrazione ad alto frame rate è possibile in Full HD, dove oltre alle modalità 50/60p sono supportate anche le modalità 100/120p con un bitrate che raggiunge al massimo 100 Mbps.

Same body

Dopo questa lunga introduzione tecnica passiamo alla prova vera e propria. Abbiamo detto che in realtà, salvo le modifiche al monitor, il corpo macchina è rimasto praticamente invariato, dal 2014 ad oggi, dall’introduzione della capostipite A6000. È molto compatto, e sviluppato pochissimo in altezza, con un grip per la mano destra sufficientemente esteso in avanti. Come sempre, per chi ha mani grandi e non desidera impugnare la camera con tutte le dita, sono disponibili dei grip aggiuntivi.
Le modifiche relative alla tropicalizzazione sono invisibili ma certamente apprezzate per chi deve fare un uso professionale della macchina, quando sotto la pioggia o in condizioni avverse non ci si può fermare.
Dal punto di vista pratico, il modus operandi è rimasto lo stesso, e pur mancando una rotella anteriore, la valida impostazione consente di gestire al meglio la camera anche in manuale. Le rotelle superiori sono due, una delegata alla selezione delle modalità ed una multifunzione senza etichetta, che di default è assegnata alla gestione del diaframma. Il controller multifunzione rotante posizionato posteriormente permette invece di impostare i tempi. Lo stesso comando, premuto a destra, commuta il controller sulla gestione degli ISO. I tasti configurabili dall’utente sono otto, e su ciascuno di essi si possono assegnare ben 89 funzioni.
Resta sempre un mistero la scelta della collocazione del tasto rec video, sul fianco destro e annegato nel corpo, difficile da azionare inavvertitamente, ma anche volontariamente!
Allo stesso modo risulta complesso capire a fondo la gestione del menu principale, suddiviso in un infinità di sotto categorie, anche disordinatamente: non troviamo ad esempio insieme tutte le voci relative alla gestione dell’autofocus. È come se volta volta che le funzioni sono state implementate non siano state organizzate per tipo. In ogni caso, a migliorare la situazione, viene in aiuto la possibilità di creare un proprio menu con le funzioni utilizzate più frequentemente.
Il reparto visualizzazione è probabilmente quello che necessitava maggiormente di un aggiornamento, invece sembra che il monitor sia lo stesso che equipaggiava l’A6000. La sua risoluzione non arriva al milione di punti, ma soprattutto non riesce ad avvicinarsi agli stop di gamma dinamica del sensore, dando sensazioni errate. Più volte lo schermo ci ha mostrato un’apparente sovraesposizione che in realtà non c’era. Fortunatamente, per colmare le lacune del monitor, sono presenti validi strumenti per l’assistenza all’esposizione, come Zebra,  Gamma Display Assist ed istogramma, che può mostrare sia valori di luminosità che RGB.
Decisamente meglio il mirino elettronico, un OLED Tru-finder XGA in grado di visualizzare anche alti frame rate, con una risoluzione adeguata alla classe media (circa 2,36 MP).
Il monitor è di tipo touch screen, che consente in primis di gestire il fuoco automatico, ed è molto importante poiché in alcune modalità tracking è indispensabile per dare inizio all’inseguimento. Quando si usa il mirino, ed il monitor è spento, il touch resta attivo nella modalità pad che permette di posizionare il punto di fuoco. È possibile attivare anche la funzione di scatto touch, per mettere a fuoco e fotografare con tocco solo.
Del passato è rimasto un retaggio: il touch non funziona nella gestione dei menu ed è limitato in alcune aree, come la riproduzione dei file, dove alcune caratteristiche non sono state ancora implementate.
Infine da rimarcare la possibilità di controllare la camera da smartphone, Android ed iOS, con la nuova app “Imaging Edge Mobile” che permette di controllare sul display del device l’inquadratura, variare impostazioni di ripresa e scattare o registrare video quando la camera è in modalità filmati. Permette altresì di fornire i dati GPS alla camera prelevandoli dallo smartphone e di trasferire i file per visione o condivisione sui social network.
Abbiamo accoppiato la A6400 ad uno smartphone Android in modo molto semplice e rapido, tramite la scansione del codice QR. Per la gestione social, da rimarcare che è supportata la modalità di scatto 1:1 per realizzare foto già quadrate per non doverle tagliare dopo al momento di pubblicarle su Instagram.

Il vetro conta

Prima di analizzare il discorso puramente qualitativo e prestazionale ci sentiamo di dover fare una premessa importante. L’ottica che avevamo a disposizione era l’economica Sony 16-50 F3.5-5.6 OSS, dotata di stabilizzatore ottico, disponibile nel più economico  dei due kit con cui si può acquistare l’A6400: l’altro kit include il 18-135 F3.5-5.6 OSS.
Il 16-50 fornito con in kit è quasi gratis, e quindi a nostro avviso val sempre la pena acquistarlo, ma la sua qualità non è certamente all’altezza di quella della camera. Non è solo questione di numeri e dei valori di massima apertura; quando ci sono fonti di luce avversa, non offre protezione dalle luci parassite, quindi le prestazioni vengono penalizzate in caso di forti controluce, con effetti fantasma e riflessi interni non sempre belli da vedere. Tuttavia, quando le condizioni sono ideali, permette di valutare ed assaporare a fondo le prestazioni che la camera può offrire.

Le foto

Come abbiamo detto in apertura, il sensore è rimasto invariato, ma il nuovo processore ha portato comunque dei giovamenti, migliorando soprattutto la resa agli ISO più elevati, ma anche con quelli più bassi. Quando la luce è poca, si può scattare fino a 12800 ISO: oltre questa soglia non c’è rumore eccessivo, ma si notano un vistoso calo di gamma dinamica e l’azione della riduzione rumore che fa apparire alcune parti sottoesposte quasi solarizzate. Del resto, stiamo parlando di valori di guadagno davvero notevolissimi, che anche con ottiche non molto luminose si utilizzano davvero raramente. Di giorno o con condizioni di luce ideale, nulla da eccepire, i risultati sono tra i migliori, tra quelli generati da macchine APS-C con filtro passa basso.
Gli appassionati di astrofotografia e delle lunghe esposizioni notturne hanno a disposizione una buona compagna. Dopo lo scatto il tempo di elaborazione è abbastanza rapido e la riduzione rumore opera correttamente, senza eliminare troppi dettagli, come le stelle, dal file finale.
La gamma dinamica non è certamente all’altezza di quella delle Sony Full Frame di ultima generazione, ma nemmeno troppo distante. La stessa cosa avviene per i dettagli. Generalmente analizziamo in maniera differenziata la parte foto da quella video ma questa volta faremo un’eccezione. Di solito tutte le macchine producono foto con una gamma dinamica ed una qualità visiva maggiore rispetto a quanto riescono a fare in video. Questa volta invece il discorso è quasi invertito; forse per una brillantezza davvero marcata delle immagini video, le foto in JPEG sembrano meno dettagliate dei filmati 4K, soprattutto quelli girati con il profilo colore logaritmico HLG. Ci siamo fatti un idea che i tecnici Sony abbiano voluto gestire con attenzione il pericolo moiré, che è sempre dietro l’angolo. Sui video si sono spinti fino alla soglia massima; basta infatti aumentare solo di poco lo sharpness per notare artefatti evidenti sui pattern ricorrenti.

Speedy Sony

Tornando all’aspetto fotografico, la nostra attenzione non poteva che concentrarsi sulla parte più spinta di questa macchina a livello tecnologico, l’autofocus.
Secondo Sony l’A6400 è detentrice del record mondiale di velocità, e nell’uso pratico si riscontra effettivamente una rapidità istantanea, ma differenze di uno o due centesimi di secondo non sono valutabili. Ciò che si può invece valutare è il comportamento delle nuove tecnologie per il riconoscimento dei volti, effettivamente molto efficaci. Tanti produttori hanno equipaggiato le loro macchine con sistemi evoluti, ma probabilmente Sony è in leggero vantaggio. Non solo grazie all’intelligenza artificiale, che come abbiamo detto basa la sua azione sul riconoscimento dei singoli volti, riconoscendo una persona dall’altra, ma anche su parametri di profondità spaziale, tipo di movimento e tanto altro ancora. Sui volti è poi possibile memorizzare quelli preferiti, scattando una foto dalla pagina 14 del menu, assistenze alla ripresa, ed assegnare le priorità. In questo modo, se nella scena avremo più persone, il sistema saprà chi inseguire per primo.
Tutte queste caratteristiche determinano un funzionamento molto accurato, con riconoscimento dei movimenti dei soggetti ed una corretta identificazione gli ostacoli che li nascondevano temporaneamente. Se il soggetto inseguito è una persona, l’AF capisce anche se si gira di spalle. Per fargli perdere la bussola momentaneamente abbiamo solo dovuto combinare movimenti molto veloci in tutte le direzioni, anche quelle nel senso della profondità. Sony ha comunque annunciato ulteriori novità con un aggiornamento di firmware previsto per l’estate prossima ventura.
Uno dei motivi che ha comportato il successo delle mirrorless APS-C è stata la capacità di ricreare il bokeh anche su macchine economiche e compatte, mentre in passato tale caratteristica era stata di appannaggio esclusivo delle macchine professionali. Da questo punto di vista, nonostante l’ottica con apertura non ampissima, la A6400 non delude, riuscendo a creare l’effetto di sfocatura sui soggetti posti su altri piani focali in maniera gradevole e progressiva, anche con l’obiettivo in posizione di massimo grandangolo.

Anche per i videomaker

Sebbene la 6400 sia una fotocamera, non ci stupiremmo di scoprire che l’utilizzo prevalente di questa mirrorless diventi quello relativo al video. Conosciamo infatti tantissimi videomaker che utilizzano le altre camere della famiglia 6000 esclusivamente per realizzare filmati. Lo fanno perché Sony ha dato loro tanti strumenti utili, e molti lo faranno anche con la A6400, che conferma tutte le doti delle camere che va a sostituire, pur in presenza di alcune lacune che analizzeremo in seguito.
L’assenza di fattore di crop sui video 4K è una caratteristica importante, ed il sovracampionamento offerto dal sensore utilizzato nella sua totalità fornisce i frutti attesi. Sulla qualità video vi abbiamo già accennato più di qualcosa. È di ottimo livello, e per i professionisti, si può contare su ben tre profili colore Log. Non solo i già noti S-log2 ed S-Log3, ma anche quello pensato per l’HDR, HLG.
Abbiamo girato le stesse scene con tutti i profili e dobbiamo dire che l’HLG è quello che ci è piaciuto di più. Innanzitutto mettendo i file sulla timeline di Resolve i file appaiono già correttamente, senza bisogno di applicare una LUT, look up table, il file che occorre a ripristinare contrasto e saturazione dei formati Log. Inoltre l’HLG permette comunque di raggiungere il massimo risultato anche effettuando il grading in post, che esalta le capacità del sensore di riprodurre tutte le aree di luminosità dell’immagine, dalle basse luci fino a quelle alte.
Come abbiamo detto in precedenza non è possibile intervenire per aumentare i dettagli, visto che i video sono già ottimizzati per sfruttarli al massimo evitando un eccesso di moiré. Diciamo la verità, per una macchina così completa, che costa circa 1000 Euro al momento del lancio, non potremmo pretendere di più.
Per potersi confrontare ad armi pari con una cinema camera mancano alla 6400 alcune cose, il 4K a 50/60p in primis, il DCI in secundis, ma quantomeno è presente una modalità high speed fino a 120p in Full HD.
Confrontando la resa della macchina in 4K, Full HD a 25/50p e High Speed a 100p, si notano delle differenze notevoli, anche guardando le immagini su un monitor Full HD. Le immagini 4K sono notevolmente migliori, più brillanti e dettagliate; al confronto le immagini Full HD sono notevolmente più sfocate.
La stessa differenza c’è tra le immagini Full HD standard e quelle registrate ad alta velocità per gli slowmotion. Tra l’altro, in questa modalità, viene inserito un leggero fattore di crop; a differenza di altri produttori, durante la registrazione high speed, Sony lascia attiva la registrazione audio, molto utile per le note vocali.
La camera non ha uno stabilizzatore integrato nel corpo, che resta appannaggio esclusivo dell’A6500, quindi per poter effettuare riprese a mano libera è necessario utilizzare ottiche stabilizzate. Fortunatamente nel catalogo Sony ce ne sono tante dotate di questa caratteristica tra cui poter scegliere. Il 16-50 in prova è dotato di OSS, optical steady shot, e la sua azione è avvertibile, anche se non del tutto risolutiva.

Rolling & codec

Dopo aver speso ottime parole per questa macchina, veniamo alle dolenti note. Il nuovo processore ha portato dei grandi giovamenti, ma poco può fare per risolvere la pigrizia del sensore nella lettura dell’immagine. L’A6400 è equipaggiata con la stessa unità fotosensibile di altre camere di famiglia e quindi ha sulle spalle qualche annetto di anzianità di servizio. Ciò è evidente quando si va ad analizzare il comportamento del rolling shutter. Muovendo rapidamente in orizzontale la camera le deformazioni sono evidenti, ed il codec Sony XAVC S da 100 megabit al secondo non aiuta. Se date un’occhiata al fotogramma estratto dal video 4K sul cupolone di San Pietro, noterete infatti non solo che pende più della Torre di Pisa, ma che l’immagine è sfocata nonostante il tempo di ripresa fosse stato impostato ad 1/500s, e che più che pixel si vedono macroblocchi. Ciò è chiaro indice che il codec non è riuscito a far entrare nei 100 Mbps le differenze d’immagine presenti sui fotogrammi registrati in successione.
Alcuni anni fa 100 Mbps era un valore di tutto rispetto, mentre oggi ci sono altre macchine che supportano valori superiori, e con l’abbassamento dei costi di storage, sarebbe opportuno permettere all’utente di selezionare bitrate più elevati.

A fuoco

In video non sono supportate tutte le tecnologie dell’autofocus fotografico, tuttavia la logica AF ibrida veloce migliorata funziona in maniera egregia. Solo in condizioni di scarsa luminosità la precisione del sistema diminuisce e cominciano a verificarsi con maggior frequenza i fuori fuoco.
Se l’autofocus è estremamente preciso in modalità tracking, ci hanno sorpreso dei leggerissimi fuori fuoco casuali durante le riprese di scene in campo largo, dove bisognava tenere a fuoco la linea d’orizzonte. Nulla di clamoroso, ma quanto basta per essere fastidiosi: il vero problema è che fuori fuoco sono talmente leggeri da non poter essere visti nel monitor. Per evitare che ciò avvenisse di nuovo abbiamo utilizzato lo strumento apposito, il tasto per bloccare fuoco ed esposizione, perfettamente alla portata di pollice.
Generalmente i professionisti del video preferiscono utilizzare il fuoco manuale e la camera supporta in maniera accurata l’utente, fornendo le dovute assistenze, sia l’ingrandimento, che si può attivare automaticamente agendo sulla ghiera del fuoco, sia il peaking, configurabile in intensità ed in colore.
La parte audio ha sempre rappresentato un punto a favore per l’uso video delle fotocamere Sony. L’A6400 tuttavia fornisce riscontri controversi. Se da un lato il microfono integrato fornisce un’ottima qualità per l’audio panoramico, e la slitta flash è compatibile con le opzioni di casa per il collegamento di microfoni XLR, con tutti i controlli professionali del caso, ed il supporto per l’alimentazione phantom +48V, dall’altro non prevede un connettore cuffie per poter valutare i livelli di registrazione.
Alcuni concorrenti hanno risolto il problema equipaggiando le loro fotocamere compatte con una porta USB-C con il supporto cuffie tramite un piccolo adattatore, qui Sony ha lasciato la classica Micro USB 2.0, così come lo slot per lla memoria SD card resta nello standard UHS-I.

Al passo coi tempi?

Le evoluzioni tecnologiche introdotte da Sony sulla A6400 permettono ad una famiglia di fotocamere nate cinque anni fa di rimanere attuali. Processore BionX di ultima generazione e logica autofocus all’avanguardia sono delle carte importanti da giocare. Al tempo stesso la piccola mirrorless può far valere qualità fotografica e video di elevato livello, con il supporto di profili colore professionali. Tuttavia, come si sa, nessuno è perfetto e la 6400 presenta anche delle debolezze. Il sensore ad esempio è soggetto ad un marcato rolling shutter, ed il codec di registrazione video è adatto per riprese statiche, meno dove le immagini richiedono movimenti di camera veloci. Il monitor con articolazione aumentata è un passo in avanti, ma stupisce il mancato upgrade del pannello, che ha una risoluzione ed una resa in gamma dinamica non all’altezza del resto della fotocamera.
La sezione audio può vantare la possibilità di supportare microfoni XLR professionali sulla slitta flash hot shoe, ma curiosamente manca una cosa ormai essenziale in questa categoria, la presa cuffia per la verifica dei livelli.
Tante luci e qualche ombra, insomma, con tanta concorrenza fuori e dentro casa. Fuori ci sono antagonisti agguerritissimi che propongono a cifre analoghe macchine con sensori realizzati ex novo, senza filtro passa basso: dentro c’è l’A6500 che attualmente costa marginalmente in più ma ha lo stabilizzatore integrato, e ci sono anche soluzioni più costose ed ingombranti, ovvero mirrorless full frame come le varie A7, con ottiche in kit certamente più pregiate.
Chi sceglie l’A6400 lo fa per avere a disposizione una macchina compatta con ottica intercambiabile e prestazioni nel complesso valide sotto ogni punto di vista, e soprattutto per disporre del suo avanzatissimo sistema di autofocus.
Un plus che permette di perdonare qualche inevitabile limite, e che determina un rapporto attuale prezzo prestazioni corretto. Anzi, tutto sommato, un vero best buy!

Paolo Castellano

 

Pagella

ESTETICA  7/10
Risente dell’età, la sua impostazione del resto è molto simile a quella delle NEX introdotte circa 10 anni fa.
COSTRUZIONE   8/10
Deciso miglioramento rispetto alla primogenita A6000. La tropicalizzazione è un importante passo in avanti. Buona l’ergonomia hardware con i tanti comandi fisici riprogrammabili.
VERSATILITA’  8/10
Ottima sia la parte fotografica che quella video, con qualche limitazione sorprendente ed evitabile, come l’assenza del mini jack per le cuffie.
PRESTAZIONI  8/10
Prestazioni buone in tutti i frangenti. Autofocus eccellente. Manca il 4K a 50/60p e migliorabile la velocità di lettura del rolling shutter.
RAPPORTO Q/P  8/10
Il prezzo consigliato al pubblico è appena superiore ai 1000 euro, dunque proporzionato a quelle della altre macchine della serie e, tutto sommato, piuttosto interessante, anzi conveniente. Un buon acquisto!

PRO
✔  Macchina compatta e leggera
✔  Autofocus da primato
✔  Posizionamento del monitor versatile
✔  Qualità video partendo da 6K
✔  Interfacce audio XLR opzionali
✔  Prezzo conveniente
CONTRO
✔  Manca il 4K a 50/60p
✔  Qualità monitor migliorabile
✔  Assenza stabilizzazione integrata
✔  Assenza jack cuffie
✔  Rolling shutter pronunciato

Costruttore:  Sony, Giappone
Distributore: Sony Europe Limited – Sede Secondaria Italiana, via Rizzoli 4 20132 Milano – tel. 02 618381 – www.sony.it

Caratteristiche dichiarate dal costruttore

Sensore: Sony Exmor CMOS APS-C da 23.5 x 15.6 mm e circa 24 megapixel effettivi
Baionetta: Sony E mount
Fattore di crop fotografico: 1,5x
Fattore di crop video: 1,5x in video 4K e Full HD
Estensione gamma dinamica: non dichiarata
Gamma ISO: 100-32.000, estesa 100-102.400
Autofocus: 425 punti a rilevamento di fase e contrasto, con tecnologie Real-time Eye AF e ‘Real-time Tracking
Monitor: LCD TFT da 7,5 cm (3,0″) e 921.600 punti. Articolazione verticale.
Viewfinder: EVF OLED a colori da 0,39″ e 2,36 milioni di punti, con copertura del 100% del campo visivo ed ingrandimento 0,71x
Tropicalizzazione: Resistenza ad acqua e polvere
Ambiente operativo: tra 0 e 40 °C, con umidità massima dell’85%
Stabilizzazione: con obiettivi stabilizzati con sistema Sony OSS, Optical Steady Shot
Foto a raffica: Fino a 11 fps, con buffer da 116 frame JPEG o 46 RAW compressi
Formati file fotografici: RAW a 14 bit e JPEG
Formati registrazione: UHD 16:9  3840×2160@25p PAL, 24p e 30p settando su NTSC
Formato file video: mp4 con codec IBP, con bitrate, in 4K di 100Mbps o 60Mpbs. In Full HD max 100Mbps a 100/120Fps, 50 a 24/25/30 fps
Registrazione video high speed: 100/120p secondo standard PAL/NTSC impostato
Uscita video: HDMI micro type D
Connettore dati: Micro USB 2.0
Ingresso audio: Mini jack, livelli regolabili manualmente, supporto per XLR optional
Slot memory card: Singolo slot per Card SD/SDHC/SDXC e UHS-I
Dimensioni (LxHxP): 120 x 67 x 60 mm
Peso: 405g con batteria e scheda di memoria
Durata batteria: 410 fotografie (secondo standard CIPA)
Accessori in dotazione: Caricabatterie/alimentatore AC-UUE12, batteria NP-FW50, cavo di alimentazione, cavo USB micro, tappo E mount, tappo slitta flash, tracolla

 

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